Operatrice fa ricorso, la cooperativa viene condannata. Anche a corrisponderle quasi 20.000 euro. La ricorrente, assistita dall'avvocato Veronica Avella, ha chiesto al tribunale del Lavoro di Cassino di accertare l'illegittimità dei contratti a progetto stipulati tra le parti. In base a quanto sostenuto dall'operatrice, infatti, tra le parti nel corso del tempo si sarebbe instaurato un tipo di lavoro di natura subordinata a tempo indeterminato: per questo la giovane professionista di Cassino ha chiesto al giudice di intimare alla cooperativa l'immediata reintegrazione nel posto di lavoro e a corrisponderle quasi 20.000 euro «con l'aggiunta della rivalutazione monetaria del capitale ed interessi sul capitale via via rivalutato dal giorno di scadenza delle singole poste al saldo.

In via alternativa, accertare e dichiarare l'instaurazione tra le parti di un rapporto di lavoro di natura subordinata, sin dalla stipulazione del primo contratto di collaborazione, e, per l'ef fetto, dichiarare l'illegittima risoluzione del rapporto,concondanna al pagamento di tutte le competente retributive dovute dalla data di cessazione dello stesso».
«In particolare, l'operatrice assumeva la nullità del contratto a progetto a fronte della genericità dello stesso in quanto coincidente con le attivitàstatutarie della cooperativa e perché di fatto la prestazione aveva assunto i caratteri di prestazione di natura subordinata» come sostenuto dall'avvo cato Avella.

Visti tutti gli elementi difensivi addotti, il giudice Annalisa Gualtieri ha accolto le domande della lavoratrice e dichiarato la nullità del contratto a progetto stipulato tra le parti; ha disposto «la conversione in un rapporto a tempo di lavoro subordinato a tempo parziale (53%) ed indeterminato, sin dalla costituzione, con inquadramento della ricorrente nel livello D2 del Contratto nazionale delle Cooperative Sociali». Ha quindi ordinato alla cooperativa di ripristinare la corretta funzionalità del rapporto di lavoro, con condanna al risarcimento del danno pari a quattro mensilità, al pagamento delle differenze retributive per quasi 20.000 euro e alla rifusione delle spese di lite per altri 3.000 euro.