Gli trovano un macchinario multifunzionale con il quale avrebbe svolto un'attività sanitaria non consentita, andando cioè oltre le proprie competenze di ottico. Finisce così nei guai e viene denunciato dopo il controllo e accertamento, con tanto di perquisizione domiciliare nella propria attività da parte dei Nas di Latina e dei carabinieri della Compagnia di Anagni diretta dal capitano Camillo Giovanni Meo per "esercizio abusivo di professione sanitaria".
Tutto è nato a seguito di un esposto che ha portato nei suoi confronti al controllo dei militari, che ha determinato anche il sequestro delle attrezzature medico-sanitarie e di una copiosa documentazione attestante, secondo gli inquirenti, l'esercizio abusivo della professione medica.

Le accuse
In sintesi, secondo l'indagine ancora in corso, la persona, nonostante non avesse la speciale abilitazione per effettuare delle visite medico sanitarie, abusivamente, attraverso anche l'uso di queste specifiche attrezzature effettuava controlli sugli ignari pazienti. A conferma di questo sarebbero state trovate tracce documentali.

La difesa
Fiorella Testani, legale difensore dell'accusato, chiarisce la posizione del suo assistito e attende l'esito dell'indagine manifestando tranquillità che l'equivoco sarà chiarito nelle sedi competenti. «Innanzitutto il mio cliente - afferma - ha mostrato massima collaborazione durante le fasi della perquisizione dei carabinieri e Nas, non avendo nulla da nascondere. Da decenni svolge l'attività sanitaria e l'equivoco è nato sul fatto che è stato trovato nella sua attività un macchinario multifunzionale, che è tra l'altro utilizzato da tutti i suoi colleghi. Il mio assistito lo utilizzava per la funzione di controllo e quando notava qualche criticità, visto che non ne aveva competenze specifiche, indirizzava i pazienti verso medici specializzati. Non è andato mai oltre le sue competenze. Siamo certi che nel corso dell'indagine dimostreremo che si tratta di un grosso equivoco».