Lavori per la realizzazione della pista da kart, sì al processo. Il gup del tribunale di Frosinone ha rinviato a giudizio proprietario, progettisti e tecnico comunale per la costruzione del kartodromo a Ripi. I reati contestati ai cinque imputati sono la violazione del testo unico dell'edilizia, del codice dei beni culturali, del testo unico ambientale, nonché falso ideologico in certificati, abuso d'ufficio e falso ideologico del pubblico ufficiale in atti pubblici.
Sotto processo andranno Antonio Rota, 29 anni, di Pofi, amministratore unico della società agricola Ator, l'ex sindaco di Ripi Giovanni Celli, 56, in qualità di progettista e direttore dei lavori dal 10 marzo 2016, Antonio Berardi, 45, di Torrice, progettista e direttore dei lavori fino al 10 marzo 2016, Pietro Recine, 60, di Ripi, responsabile dell'ufficio tecnico comunale e Mario Tata, 65, di Alvito, difesi dagli avvocati Pierpaolo Dell'Anno, Giorgio Igliozzi, Sandro Salera, Paolo Marandola e Mario Di Sora. Il gup ha stralciato e prosciolto i costruttori Tata e Mario De Santis, 54, di Torrice (difeso da Mario Cellitti), per i lavori di costruzione della pista da kart.
A Rota, Berardi e Recine è contestato l'aver realizzato «in assenza del prescritto permesso di costruire» sul terreno in località Comuni, «in zona soggetta a vincolo archeologico» un manufatto in corso di realizzazione in poroton, a destinazione a kartodromo, con locali tecnici e alloggio del custode. I permessi a costruire, uno dei quali ottenuto con il silenzio-assenso, stando alle accuse, raccolte dai carabinieri della polizia giudiziaria e della compagnia di Frosinone, sarebbero «tutti risultati illegittimi» poiché rilasciati «in assenza della preventiva autorizzazione paesaggistica». E senza aver ottenuto il «nulla-osta regionale» in quanto area soggetta a vincolo archeologico. A Rota, Berardi, Celli e Recine si imputa l'aver lavorato alla pista da kart, in corso di realizzazione, in assenza dell'autorizzazione paesaggistica e dell'iscrizione nell'elenco degli abilitati all'attività agrituristica. A Rota, Celli e Tata è contestato l'aver «interrato rifiuti speciali non pericolosi» a seguito della realizzazione della pista. A Rota, Berardi e Celli il falso, nelle relazioni tecniche asseverate, ovvero che «l'intervento non ricadeva in zona sottoposta a tutela» quando per l'accusa si tratta di zona vincolata. A Recine e Rota viene contestato l'abuso d'ufficio in quanto l'area è parzialmente ricompresa in zona soggetta a vincolo archeologico e che i primi due permessi sono stati rilasciati prima che l'Ator ottenesse l'iscrizione tra gli agriturismi. Recine deve difenderi dal falso per aver attestato che l'area non era sottoposta a vincoli.