L'impegno della Finanza e della procura nei confronti dei residenti è stato mantenuto: i teloni, per la temporanea messa in sicurezza dei rifiuti dissotterrati lunedì dopo un'attesa lunga vent'anni, sono arrivati ieri mattina. Sono stati sistemati su quei cumuli informi, aspettando che l'Arpa chiarisca una volta per tutte di quali sostanze si stia parlando. Se i rischi per la salute siano reali o meno. E, dunque, come intervenire.

Il caso Nocione di Cassino - ora che dal ventre della terra sono stati portati in superficie rifiuti (all'apparenza) solidi urbani, bottiglie, copertoni e qualche flebo - deve adesso diventare necessariamente politico. Se la magistratura ha fatto il suo, se la finanza - su delega del procuratore D'Emmanuele - ha eseguito ogni singolo adempimento, la questione che apre le porte alla bonifica non può lasciare indifferente il mondo politico, senza colori né bandiere di partito. È la politica, attesi i risultati Arpa, che deve diventare intermediario capace di richiedere i fondi necessari a eliminare quello scempio. Sempre che gli inquirenti reputino sufficiente lo scavo a circa cinque metri di profondità, oppure stiano pensando di andare più a fondo nonostante la falda acquifera superficiale.
Gli ambientalisti, ora, puntano a far arrivare il "caso Nocione" in Parlamento.

«Si stanno facendo passi da gigante nella lotta agli illeciti ambientali ma non basta. Bisogna che la questione, come le altre imponenti criticità ambientali del nostro territorio, finiscano nelle mani di una commissione parlamentare d'inchiesta, magari proprio in virtù della riunione (prevista per lunedì) della Commissione ambiente della Camera dei Deputati» hanno spiegato Edoardo Grossi e Salvatore Avella, da sempre in prima linea quando si parla di tutela dell'ambiente.
Un' idea che potrebbe fare la differenza all'interno di una battaglia combattuta in nome del diritto alla salute di tutti. Affatto scontato.