Non è un puzzle ma un mosaico: troppo piccole le tessere da piazzare. Però, una per una, stanno componendo il quadro. Lo stesso - o almeno così sembra - che papà Guglielmo aveva indicato 17 anni fa. La pista, l'ultima, battuta dagli investigatori della Compagnia di Pontecorvo e del Comando provinciale - coordinati dal colonnello Cagnazzo - ha portato direttamente in Polonia con il prelievo del dna a due donne che nel 2001 si trovavano ad Arce. «L'avevo detto allora, lo ripeto adesso. Domenica venne trovata Serena, lunedì le due donne si resero irreperibili. Sono convinto del fatto che possano entrarci nell'impacchettamento del corpo di mia figlia - ha sottolineato Guglielmo Mollicone - Spero che siamo davvero vicini alla verità. Sono fiducioso nel lavoro della procura e degli inquirenti».
Ma questa non è l'unica novità.

Da un articolo apparso su un quotidiano di Lublino emergono altri dettagli interessanti. Il cronista a cui non è passata inosservata la presenza degli inquirenti cassinati, ha ripercorso la storia della studentessa di Arce offrendo due importanti elementi: «Secondo gli investigatori, la morte è avvenuta per asfissia. Non vi è alcun segno di violenza sessuale o di lotta sul suo corpo. Il crimine sembra un'esecuzione» scrive.
E poi precisa: «Come abbiamo stabilito in modo non ufficiale dalla procura, sono stati interrogati sei testimoni. Probabilmente sono persone che hanno lavorato in Italia nel 2001 e potrebbero essere in possesso di informazioni sulle circostanze dell'omicidio di Serena. Nessun dettaglio, però, per riservatezza d'indagine».

Grazie alla proroga, questo potrebbe rappresentare un dettaglio dirimente. Sullo sfondo, però, restano molti dubbi: perché le due donne polacche avrebbero - nell'ipotesi peggiore - accettato di entrare a far parte di una storia atroce come quella legata all'assassinio di una studentessa? Forse erano minacciate? E da chi? Se le ipotesi dovessero trovare conferma, il quadro investigativo potrebbe apparire più complesso del previsto.