Ha ascoltato in religioso silenzio il gracidio delle cornacchie e la pulpa degli avvoltoi. Ha ascoltato in religioso silenzio quelli che lo dipingevano come un visionario. Poi quando i revisori dei conti hanno «certificato» il dissesto, ha trionfato! Perché sapeva, in cuor suo, di avere ragione. Con queste parole e concetti si è rivolto all'aula Carlo Maria D'Alessandro dopo sei ore di discussione che neppure un po' hanno scalfito quella montagna di debiti mai vista prima. Ha chiuso la seduta che ha dichiarato la bancarotta comunale attraverso un discorso preparato prima ma arricchito con esternazioni pronunciate a braccio.

Le tante guerre
Tante le guerre nella sala Di Biasio, sul modello di quelle combattute fino alla fatidica convocazione: guerra di debiti, guerra di numeri in assise, guerra di nervi, guerra di accuse reciproche. Guerra interna alla maggioranza, con esponenti che si sono accomodati al loro scranno all'ultimo minuto, e guerra con la minoranza, che anche al suo interno ha combattutto tante altre aspre battaglie. Fronti aperti dappertutto, con una situazionefinanziaria chefacevaacqua da tutte le parti e politici impegnati nella decisione delle decisioni: dichiarare il primo crac della storia di Cassino. Nella consapevolezza che ai cittadini, che già pagano le tasse al massimo, interessa capire se e quali servizi aumenteranno o spariranno. Se e quali interventi si potranno fare o sarà inutile anche solo pensarci.Se e quanti disagi si vivranno. Ma anche quanto durerà l'apnea e se davvero porterà i benefici sbandierati. Il resto è diatriba politica, con puntate che seguono, per lo più, i cultori della materia.

La motivazione politica
Carlo Maria si leva il primo sassolino dalla scarpa e risponde a quelli che lo hanno accusato di aver calcolato un default a orologeria. «In questi mesi ho dovuto, in religioso silenzio, ascoltare il gracidio delle cornacchie e la pulpa degli avvoltoi che mi davano del visionario, ma l'accertamento di debiti non emersi nel precedente pre-dissesto 2013 e nel riaccertamento 2015, hanno, di fatto, portato alla segnalazione obbligatoria. Perché non si è fatto prima? Questa è la domanda ricorrente di molti cittadini a cui alcuni volponi della politica hanno risposto spostando il termine del problema alle ultime elezioni dimenticando, ma è sempre stato loro costume, che siamo in uno stato di diritto e che un dissesto non si dichiara quando si vuole ma solo se esistono condizioni economiche che lo giustifichino come nel caso della segnalazione obbligatoria effettuata dal responsabile dell'Area Finanziaria il 4 maggio e dal verbale dei Revisori del Conto del 8 maggio».

Debito che chiama debito
Dapprima un "repetita iuvant". Carlo Maria ha ribadito che il piano di riequilibrio del 2013, con scadenza 2022, prevedeva che solo a partire dal 2017 le rate di restituzione del disavanzo accertato fossero estremamente consistenti. Poi una novità: «Nel 2013 si accertano debiti per 32 mln di cui 18 mln di debiti fuori bilancio e 14 mln di riaccertamento per cancellazione dei residui attivi e passivi. E per far fronte a detto debito si contrae altro debito, e precisamente 10.088.000 di fondo di rotazione (erogato nel 2014 e per metà utilizzato per pagare i debiti ma per l'altra metà utilizzato per il disavanzo senza vincolarlo in termini di cassa, comportamento questo stigmatizzato dai revisori del conto a pagina 16 della relazione), e accedendo a tre diverse anticipazioni di liquidità con la Cassa depositi e Prestiti ricevendo 7.297.333 ma contraendo interessi che portavano la restituzione dai poco più di 7 mln di euro a 11.144.48 , ovvero 4 mln di interessi. Ricapitolando, per far fronte a 32 mlndi debito,non vienepagato tutto, viene solo ammortizzato nel tempo fino al 2044 pagando 17 milioni ma contraendo debito ulteriore per 21.232.483».

Il vaso di Pandora
E a chi gli aveva suggerito di evitare il default e di tenere "tirata la corda" ha risposto: «Anche le più rosee previsioni di entrata non consentono di garantire l'intera massa debitoria come ampiamente dimostrato nella relazione del dirigente dell'Area Finanziaria in quanto, a fronte di una massa debitoria di 49.082.567 euro da coprire nel triennio 2018-2020, emerge una copertura che al massimo riduce a 30.891.325 la somma da trovare nel bilancio pluriennale quindiper oltre10 mln di euro l'anno. Quindi è paradossale che si voglia far passare il dissesto per una manovra politica per pochi milioni di euro, considerando che la massa di debiti certi liquidi ed esigibili è di 15.782.138 per i quali esiste una copertura di bilancio di 8.842.227, perché si trascura volutamente da parte dell'opposizione il consolidato di 70 mln e la potenziale passività di oltre 33 mln esu quest'ultima pende la necessità di trovare copertura entro il 30 luglio con i riequilibri di bilancio che, chiaramente, vengono meno».

I debiti hanno nome e cognome
Anche ieri ha tranquillizzato la città: «L'unica cosa che si fermerà, all'interno dell'ente non sarà la macchina politico-amministrativa, ma sarà la crescita del debito». Per l'amministrazione il voto mette un punto con il passato per ripartire e disegnareun nuovofuturo. «Anche perché i debiti hanno un nome e un cognome». E Carlo Maria non ha perso l'occasione per elencare tutte le passività ascrivibili all'amministrazione Petrarcone, dal primo debito fuori bilancio riconosciuto (delibera n.55 del luglio 2016) riguardante una sentenza esecutiva pari a 754.000 euro a 186.481 euro per spese sostenute per uffici giudiziari con fatture dell'anno 2015 alla famigerata sentenza Turriziani da 1.698.227 euro fino alla sentenza Siba da 350.000 e alla transazione con due società per fatture nonpagatepiù adaltridebitifuori bilancio non riconosciuti nel piano di riequilibrio. Un elenco utile per chiosare: «È palese chi ha messo in ginocchio le casse del Comune e non ha avuto il coraggio di dichiarare il dissesto nel 2013».