Villa Aurora, è stato il giorno degli interrogatori dei principali indagati. Dopo le sei ordinanze di custodia cautelare (tre in carcere e tre ai domiciliari) firmate dal gip di Reggio Calabria, Mariarosaria Savaglio, la giornata di ieri, nel tribunale di Cassino, è stata dedicata agli interrogatori di garanzia.
Alessandro Casinelli, indagato in qualità di socio al 50% e amministratore delegato del Gruppo Sant'Alessandro spa, difeso dall'avvocato Nicola Ottaviani, ha respinto le accuse. Allo stesso nonché all'ex socio Giorgio Rea, con il quale i rapporti si sono chiusi in maniera brusca, all'avvocato Pietro Domenico Mangiapelo e a Francesco Margiotta, l'unico calabrese del gruppo, è contestato il reato di associazione a delinquere per aver prima preso il controllo della società Villa Aurora e poi averne distratto il patrimonio, compiendo atti di appropriazione e falsificando i bilanci.

Casinelli, dopo aver respinto gli addebiti, ha dato la sua interpretazione delle operazioni contabili. Ha spiegato che si è trattato soltanto di finanziamenti infragruppo e che le somme sarebbero state restituite una volta ottenuta liquidità dalle singole attività. «Appena gli atti torneranno a Reggio Calabria - ha spiegato l'avvocato Nicola Ottaviani - potremo fare istanza di revoca della misura». In caso di conferma della misura restrittiva, la strada sarà quella del tribunale del Riesame.

L'ex socio di Casinelli, Giorgio Rea, sentito dal giudice Montefusco, ha dato la sua versione degli eventi, contestando l'accusa. Rea, difeso dall'avvocato Ivano Nardozi, è coinvolto in qualità di socio del 50% del Gruppo Sant'Alessandro e di presidente del cda di tale società e di socio unico della Grs Unipersonale che il 18 ottobre 2016 acquistava il 95% del capitale di Villa Aurora dalla Sant'Alessandro. L'imprenditore sorano ha esposto i fatti secondo quella che sarà la base della linea difensiva. Ha dato i suoi chiarimenti sulle varie competenze all'interno della società, sulle operazioni bancarie e ha analizzato la vita societaria sin dall'acquisto con Casinelli. Ha evidenziato i mancati pagamenti dall'Asp. «Si tratta di un milione e oltre di euro per lavori già fatti per conto dell'Asl. Da lì è nato tutto», ha spiegato il legale. Che ha aggiunto: «Faremo istanza al pm di Reggio Calabria per essere ascoltati al più presto». Nel frattempo verrà chiesta al gip la revoca della misura. Sarà contestata la legittimità dell'ordinanza cautelare e proposto ricorso al Riesame. Sentita anche un'altra indagata, Patrizia Ferri (agli arresti domiciliari), sempre difesa dall'avvocato Nardozi, che ha spiegato che aveva una semplice delega a operare sul conto, ma non aveva il potere di valutare l'autenticità delle operazioni.

Marco Petricca, altro indagato ai domiciliari in qualità di amministratore, fino al 19 giugno 2017, della Supermax, difeso dall'avvocato Mario Arcaro, si è detto estraneo ai fatti e ha risposto alle domande del giudice sulle motivazioni di acquisto delle quote della clinica Villa Aurora. La difesa ha contestato la nullità dell'ordinanza tenendo conto del sequestro delle quote societarie. «Era da un anno - ha spiegato il legale - che non poteva operare proprio perché c'era il sequestro». Anche in questo caso l'idea è quella di proporre un'istanza al pm di Reggio calabria per un interrogatorio. Quindi sarà proposto ricorso al Riesame.
Il primo a essere interrogato, già sabato, nel carcere di Spoleto, era stato l'avvocato Pietro Domenico Mangiapelo (che è assistito dall'avvocato Paolo Pulciani) il quale si era avvalso della facoltà di non rispondere.