Il Comune di Pontecorvo chiede un milione di euro a Riccardo Roscia. Un atto che ieri mattina il sindaco Anselmo Rotondo ha firmato come richiesta di risarcimento per i danni che, a suo avviso, la città fluviale ha subito nel 2006 a seguito della vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto l'ex primo cittadino. Un atto che è arrivato ieri mattina come un fulmine a ciel sereno.

Il sindaco ha sottoscritto l'atto di messa in mora con richiesta di risarcimento danni in base a quanto scritto nella sentenza della Corte di Appello di Roma per il procedimento "Roscia uno" del 2006.Una vicenda giudiziaria che all'epoca dei fatti ebbe un grande eco e che si è conclusa negli anni recenti con la prescrizione. Ma secondo Rotondo il Comune avrebbe comunque subito un danno d'immagine che deve essere risarcito.

«La condotta descritta nella sentenza della Corte di Appello di Roma a carico di Riccardo Roscia, quando, all'epoca dei fatti, rivestiva la carica di sindaco del Comune di Pontecorvo, ha gravemente danneggiato l'immagine e il buon andamento dell'amministrazione -ha affermato il sindaco nella sua lettera- con perdita di credibilità e di fiducia dei cittadini amministrati nei confronti dell'istituzione comunale, ingenerando negli stessi il convincimento che il comportamento illecito rappresenti il modo ordinario di agire dell'Ente».
Ma secondo il primo cittadino «gravi danni l'Ente ha subito per la perdita di prestigio, intesa come detrimento dell'immagine e della personalità pubblica dell'apparato amministrativo comunale».

Per queste ragioni il sindaco di Pontecorvo Anselmo Rotondo ha invitato Roscia a «risarcire il Comune di Pontecorvo di tutti i danni non patrimoniali subiti in conseguenza delle condotte descritte nella sentenza della Corte di Appello di Roma, e in particolare sotto il profilo del danno all'immagine arrecato all'Ente e ai suoi organi per la perdita del prestigio e credibilità nei confronti della collettività».

Ma a quanto ammonta la richiesta? Secondo il sindaco Rotondo il danno d'immagine che il Comune avrebbe subito è quantificabile in un milione di euro. E Rotondo avvisa anche che in caso di mancato adempimento entro trenta giorni sarà conferito incarico legale per agire a tutela dei propri diritti.
Un atto che ha suscitato già le prime reazioni con una città completamente divisa.
Ma il sindaco spiega anche le ragioni che lo hanno spinto ad assumere questa decisione: «Si tratta di un atto di legalità e di rispetto nei confronti dei cittadini di Pontecorvo che, ingiustamente, si sono visti, indirettamente, chiamati in causa. Un atto per la collettività che fonda le basi nel 2011, con la delibera approvata dalla precedente giunta, e da una delibera commissariale del 2015». Sulla città fluviale si prevedono venti di tempesta politica.