Sigilli al Capocabana. Il carabinieri del reparto operativo del nucleo investigativo dei carabinieri, ieri mattina, ha dato esecuzione ad un'ordinanza di sospensione delle attività per 30 giorni del locale notturno di Castelmassimo di Veroli.

Il provvedimento, emesso dalla locale Questura su espressa richiesta del nucleo investigativo, scaturisce dalle attività investigative che avevano già portato, lo scorso 18 maggio, all'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di Frosinone, Dott. Antonello Bracaglia Morante, nei confronti di quattro persone indagate per un'attività di prostituzione mascherata dietro le sembianze di un'associazione culturale. Nei guai Claudio Faustini 52 anni, i coniugi Arcangelo Belli, 53 anni e El Hasaini Soumia, 43 anni, originaria di Casablanca, (tutti e tre residenti a Ripi) e A.M. 57 anni, originario di Frosinone. I primi tre hanno precedenti specifici e dopo le formalità di rito sono stati sottoposti a regime dei domiciliari nelle rispettive abitazioni, mentre il cinquantasettenne all'obbligo di dimora nel comune di residenza. Sono assistiti dagli avvocati Vittorio Vitali, Eduardo Rotondi e Angelo Pincivero.

L'indagine è partita da un'attività avviata dal nucleo investigativo dei carabinieri, nell'autunno del 2015 con tanto di pedinamenti e osservazioni. Hanno raccolto informazioni, hanno effettuato controlli amministrativi, visionato e analizzato attentamente le immagini riprese dalle telecamere presenti sulla pubblica via. Fondamentali sono stati anche i penetranti e discreti servizi di osservazione sul campo, i pedinamenti, le perquisizioni, le analisi dei tabulati telefonici, oltre ad altre attività tecniche. Una minuziosa indagine che ha portato a smascherare un'attività che si svolgeva sotto le mentite spoglie di un'associazione culturale senza fini di lucro. Nel mirino degli investigatori, guidati dal tenente colonnello Andrea Gavazzi e dal maggiore Antonio Lombardi, era finito quanto avveniva all'interno del circolo culturale "Capocabana", a Castelmassimo. Stando alle accuse i clienti avrebbero avuto la possibilità di consumare rapporti sessuali fuori dal locale con le ragazze, dietro pagamento di una somma di denaro commisurata al tempo dagli stessi trascorso con le intrattenitrici.
Alle ragazze, scelte dal gruppo, per lo più straniere, venivano impartite precise direttive. Per attirare la clientela, poi, la strategia era quella di far ruotare le ragazze tra vari locali del genere, anche fuori regione. Le ragazze potevano essere "prenotate" e a loro restava solo una minima parte dei guadagni realizzati con i clienti, circa il 30%.