La parola rimessione era riecheggiata per la prima volta nell'udienza preliminare del 16 febbraio. L'avevano evocata i difensori dei quattro imputati per l'omicidio del ventenne di Tecchiena Emanuele Morganti, chiedendo il trasferimento del processo in altra sede. Per loro non c'erano le condizioni per celebrare in serenità un processo.

Ma l'istanza è stata definitivamente bocciata dalla Corte di Cassazione. Lunedì la prima sezione, che aveva ricevuto l'incarico di valutare la richiesta delle difese dalla settima sezione, si era riunita per valutare il caso. Aveva ascoltato le ragioni di tutti, a cominciare dal procuratore generale che, come già fatto nella precedente occasione davanti alla settima sezione, si era pronunciato nel senso della irricevibilità della proposta.
Ovviamente anche la parte civile, rappresentata dall'avvocato Enrico Pavia per la famiglia Morganti si era opposta al trasferimento, mentre le difese di Franco e Mario Castagnacci, 51 e 27 anni, Paolo Palmisani, 24, di Alatri e Michele Fortuna, 25, di Frosinone, ovvero gli avvocati Bruno Naso,Massimiliano Carbone, Angelo Bucci, Marilena Colagiacomo e Christian Alviani, avevano insistito nella richiesta.

Ieri è stata resa nota la decisione della Corte di Cassazione: non ci sono le condizioni previste dal codice di procedura penale per il trasferimento del processo.
Le carte ora torneranno sul tavolo del giudice per le udienze preliminari del tribunale di Frosinone il quale dovrà fissare la data nella quale si deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura. Nessuno, infatti, dei quattro attualmente sotto accusa ha preannunciato l'intenzione di chiedere un rito alternativo ragion per cui il processo è destinato a celebrarsi davanti alla Corte d'assise di Frosinone. Ai quattro, in concorso, è contestato l'omicidio con l'aggravante dei futili motivi.
Le indagini condotte dai carabinieri, con l'ausilio anche del Ris, si sono concentrate in modo particolare sui quattro (ma non solo, dato che risultano ancora indagati anche i quattro buttafuori), accusati di aver aggredito, all'esterno del Miro music club di Alatri, Emanuele in tre fasi distinte.
Come ricostruito dalla consulenza medico-legale Emanuele è morto per una grave emorragia cerebrale dovuta a una frattura cranica nella regione fronto-parietale sinistra.