È scattata nel cuore della notte di ieri, a Latina, l'operazione della Polizia che ha portato all'esecuzione di 25 ordinanze di custodia cautelare firmate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Antonella Minunni. Sono stati impiegati 250 poliziotti di vari reparti, compresi quelli antisommossa, per smantellare l'associazione per delinquere di stampo mafioso che, rivelano le indagini della Squadra Mobile di Latina, ruotava attorno a una delle famiglie più spietate del clan Di Silvio, quella che vede Armando detto Lallà al vertice di una struttura piramidale con geometria variabile, come l'hanno definita gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia della capitale.

I poliziotti del vice questore Carmine Mosca non si sono limitati a portare in carcere gli indagati, ventuno in tutto quelli finiti dietro le sbarre, altri quattro ai domiciliari, ma hanno letteralmente messo sotto assedio Campo Boario, il quartiere generale della "cupola". Le indagini condotte dalla Quarta sezione con il supporto di Squadra Mobile di Roma e Servizio Centrale Operativo, hanno permesso infatti di accertare che Armando Di Silvio, con moglie e figli, gestiva una fiorente attività di spaccio e aveva accumulato nel tempo una serie di ricchezze.
Quindi gli investigatori coordinati dal commissario Elio Beneduce e dall'ispettore Mirko Snidaro avevano l'imperativo di fare irruzione nelle abitazioni nel minor tempo possibile, per non lasciare il tempo agli indagati di aggirare i controlli. Con l'impiego anche di veri e propri ariete, i poliziotti hanno sfondato le porte delle abitazioni considerate vere e proprie roccaforti.
Utilizzando moderni metal detector e unità cinofile, sono state ispezionate le pareti in cerca di eventuali nascondigli segreti.

Durante la perquisizione in casa di Armando Lallà, all'angolo tra via Coriolano e via Muzio Scevola, sono stati trovati numerosi gioielli, finiti sotto sequestro insieme a una Fiat 500 bianca, beni di cui il boss non poteva proprio giustificare il possesso. Un tesoro ancora più ricco è saltato fuori invece dalla casa che il figlio, Gianluca Di Silvio, condivide con la compagna Francesca De Rosa. In una cassaforte nascondeva cinquemila euro e molti gioielli. Anche la sua automobile è finita sotto sequestro, una Bmw Serie1 che come il padre non si sarebbe potuto permettere, se non con gli affari illeciti del clan da loro capeggiato.

Di droga, gli investigatori, non ne hanno trovata, neppure nelle stalle dei cavalli, tradizione irrinunciabile per i rom di Campo Boario. Probabilmente perché, dopo i sequestri delle dosi ai clienti, il clan aveva cambiato abitudini e nascondigli, ma soprattutto si aspettava, col pentimento di Renato Pugliese, che gli investigatori prima o poi avrebbero presentato il conto.
Armando e soci non si aspettavano un reazione tanto immediata, non potevano sapere che le indagini erano iniziate ben prima che il figlio di Cha Cha entrasse nel programma di protezione.