Rigettato il ricorso in Cassazione presentato da L.S, il sessantatreenne che nel 2011 ordinò a due ragazzi di dar fuoco alle auto del maresciallo dei carabinieri di Ceprano Bruno Falena. È confermata dunque in ultimo grado la condanna a tre anni di L.S. Ieri mattina, la Cassazione ha reputato inammissibile il ricorso per cui, dopo la sentenza di condanna in primo grado del Tribunale di Frosinone, confermata dalla I Sezione della Corte d'Appello di Roma, ieri si è concluso l'iter in ultimo grado.

Quindi è confermata la condanna a tre anni del cepranese che nella notte fra il 18 e il 19 novembre del 2011 diede mandato a un ventidueenne di Strangolagalli e a un minorenne di Aquino di incendiare le auto del comandante della Stazione dei carabinieri, maresciallo Bruno Falena, in cambio di cinquanta euro.
Una ritorsione messa in atto dopo che il militare gli aveva sequestrato le armi, conseguentemente a liti con i vicini di casa. Una "vendetta" meditata, commissionata e messa in atto attraverso due giovani che, dopo aver preso la benzina presso un distributore di Arce, avevano raggiunto l'abitazione del comandante Falena e successivamente cosparso di benzina le macchine del maresciallo, una Fiat Punto e una Panda nuova, parcheggiate davanti l'abitazione.
Le fiamme divamparono immediatamente, avvolgendo le due macchine e raggiungendo la recinzione, fino al portone di casa dove dormivano il comandante, la moglie e la figlia. In pochi attimi l'area fu invasa dalle fiamme, tant'è vero che i vigili del fuoco intervenuti impiegarono ore per spegnere l'incendio. Purtroppo dopo il grave episodio la moglie del maresciallo Falena ebbe un ictus e proprio questo fatto, e più in generale tutte le conseguenze che accompagnarono quel tragico fatto, saranno al centro della procedura civile che sarà intrapresa in considerazione della conclusione dell'iter penale.