Nessun rito alternativo al processo per la morte, per incidente stradale, della frusinate Gina Turriziani Colonna. Dopo che la procura della Repubblica di Latina aveva disposto il giudizio immediato per i due conducenti coinvolti nello schianto mortale a Borgo Grappa, all'incrocio tra via Zì Maria e via della Segheria,il 2 luglio2017, ieri era in programma la prima udienza. Il giudice titolare del procedimento, Silvia Artuso, ieri però non c'era, ragion per cui l'udienza, tenuta da un sostituto, è stata aggiornata al 25 febbraio 2019. Non prima che il pubblico ministero pronunciasse il suo "no" alla richiesta di patteggiamento a 22 mesi avanzata dal conducente dell'altra autovettura scontratasi con quella condotta dal fidanzato di Gina. Sotto accusa, per omicidio stradale, sono, infatti, il guidatore del primo mezzo, Vincenzo Vartolo, 32, di Aprilia, difeso dagli avvocati Fernando e Luca Ciavardini, e del secondo, Danilo Carlini, 31 anni, di Ceccano, difeso dagli avvocati Stefano Tiberia e Carlo Bonzano.

La famiglia di GinaTurriziani Colonna si è costituita parte civile attraverso l'avvocato Nicola Ottaviani. Alla prossima udienza a febbraio, pertanto, ci sarà l'am missione delle prove e l'ascolto dei primi cinque testimoni indicati dalle parti. Gina Turriziani Colonna andava a Latina, a pranzo, dopo una giornata trascorsa al mare. Erano attesi da alcuni amici.
Addosso avevano ancora i costumi. A Borgo Grappa, all'incrocio tra via Zì Maria e via della Segheria, la vita di Gina, laureata in Biologia e prossima alla laurea in Medicina, si è spezzata: troppo gravi le ferite riportate nell'impatto avvenuto tra l'Alfa Romeo Mito, la vettura con a bordo i due fidanzati, e una Fiat 500 con i ragazzi di Aprilia.

Stando a quanto ricostruito con gli accertamenti tecnici disposti dalla procura di Latina, il sostituto procuratore Giuseppe Miliano ha contestato a Vartolo una serie di comportamenti alla guida, «per imprudenza (in quanto si distraeva alla guida del veicolo)», nonché l'aver marciato «a velocità pari a circa 50 chilometri orari (superiore al limite previsto pari a 30 chilometri orari)» e aver omesso di «arrestare il proprio veicolo al momento in cui giungeva nell'area di intersezione con via della Segheria» pur in presenza del segnale di dare la precedenza. A Carlini, è contestato, sempre «per imprudenza (inquanto si distraeva alla guida)» e in violazione di alcuni articoli del codice della strada aver marciato «a velocità prossima a 88 chilometri orari (superiore al limite dei 50 chilometri orari fissato da apposita segnaletica ed eccessiva rispetto alla presenza della intersezione e di una recinzione con vegetazione che riduceva la visibilità)».

Conclusioni, peraltro, contestate dal perito incaricato dalla difesa che è giunto a risultati diversi nel calcolo della velocità.
Per la procura di Latina, tali condotte avrebbero determinato lo schianto, che, oltre alla morte della frusinate, ha provocato il ferimento dei tre trasportati della seconda vettura (con prognosi compresa tra i 7 e i 10 giorni) nonché del fidanzato di Gina, all'inizio ricoverato con prognosi riservata a Roma. Dopo l'incidente l'incrocio era finito al centro di diverse polemiche per la sua pericolosità anche perché in passato si erano verificati altri sinistri, alcuni anche gravi. I residenti della zona avevano chiesto la messa in sicurezza dell'intersezione. Pochi giorni dopo la zona era stata messa in sicurezza.