Associazione a delinquere per lo spaccio di droga in via Bellini, gli arrestati fanno scena muta. Si sono svolti ieri, a Regina Coeli, i primi interrogatori di garanzia a carico di cinque delle tredici persone, tratte in arresto dalla squadra mobile di Frosinone, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Elvira Taburelli.
Il magistrato ha ipotizzato, sulla scorta delle indagini condotte dalla polizia sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Roma, l'esistenza di un'associazione che si riforniva a Roma e che poi, praticamente a tutte le ore del giorno e della notte, anche alla presenza dello scuolabus, piazzava cocaina cotta e cruda sul mercato (residuale, infatti, l'offerta di marijuana e hashish).

Un mercato particolarmente florido, tanto che gli investigatori del vice questore Carlo Bianchi hanno contato incassi fino a undicimila euro al giorno. A Natale del 2015 e capodanno, poi, si era registrato un boom di richieste con la necessità di doppi rifornimenti nella capitale per venir incontro all'aumentata domanda dei consumatori.

Intanto, si è costituito alla frontiera, essendo rientrato dalla Germania, l'unico dei tredici ancora a piede libero. Si tratta di Alion Goxhaj, albanese, 20 anni, che sarà interrogato oggi con gli altri connazionali dal gip Antonello Bracaglia Morante su rogatoria. Ieri è stata la volta delle donne e dei fornitori albanesi trovarsi a tu per tu con il gip Tamburelli. Si è, peraltro, registrato un inconveniente quando si è trattato di trasportare le donne, da Rebibbia a Regina Colei dove si trovano gli altri arrestati romani.
Simona Paniccia, 36 anni, date le sue condizioni fisiche e la mole imponente non è infatti riuscita a entrare nel blindato della polizia penitenziaria. Alla fine ha raggiunto Rebibbia a bordo di un'ambulanza. Lì, alla fine, tutti gli arrestati convocati per l'interrogatorio di garanzia hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Così hanno fatto Roberta e Simona Paniccia, imitate anche dalla romena Iona Alina Vacaru, accusata di aver fatto da corriere, e Fatmir e Roland Nurce, i due albanesi, padre e figlio, ritenuti i fornitori del gruppo frusinate, difesi dagli avvocati Riccardo Masecchia, Tony Ceccarelli e Pisani.

Oggi, invece, sono in programma gli interrogatori del resto del gruppo, a partire da colui che è accusato di essere il capo e promotore dell'associazione, l'albanese Andrea Kercanaj, per proseguire con le presunte vedette e addetti allo spaccio notturno, gli albanesi Harli Brahimi, Renald Memajdini, David Marian Surdu e dai corrieri Enri e Alion Goxhaj e Daniel Vacaru, l'unico romeno, difesi dagli avvocati Giampiero Vellucci e Riccardo Masecchia.
Gli affari in via Bellini erano pubblicizzati con tanto di scritta sul muro del condominio al civico numero 4, interamente occupato e controllato, anche abusivamente trattandosi di alloggio popolare, dal gruppo. I soldi erano reinvestiti in Albania e Romania grazie all'impiego di persone incaricate del trasporto del contante.