Un post sulla sua pagina facebook con il quale Riccardo Ceci il papà della bambina molestata da un profugo ad una fermata del bus, ad Anagni, la settimana scorsa, ha voluto esprimere la sua amarezza per come, al momento, si è conclusa la vicenda giudiziaria dopo la denuncia. Ovviamente il post è diventato virale. Parole semplici di un padre, originario di Alatri, con le quali ha voluto esprimere il proprio senso di impotenza dinanzi a quanto accaduto. A prescindere da chi ha commesso il gesto. Il suo è un riferimento implicito al sistema delle leggi.

«Il fatto di venerdì - scrive - ha riguardato mia figlia, in pieno giorno alla fermata dell'autobus. Una storia che troppo spesso entra nelle nostre case dalla televisione. A noi purtroppo è entrata dalla porta principale. Fortunatamente l'epilogo non è stato drammatico, ma le mie nottate, e non solo le mie purtroppo, non sono state più tranquille come prima. Tra le tante domande che continuo a farmi, ce n'è una che non mi dà pace: una bambina viene aggredita, strattonata, tirata per essere portata chissà dove. Eppure non basta un "Santo" che l'ha aiutata, chiamato subito i carabinieri e testimoniato l'accaduto, non basta il fermo del soggetto in flagranza di reato, una prognosi di 7 giorni (si saprà solo dopo in ospedale)». Questo a seguito della distorsione alla caviglia avuta durante la fuga. «Tutto questo non è bastato quindi per la persona in questione - conclude - non sono stati ravvisati motivi validi per l'arresto. La mia domanda è: fino a che punto devono spingersi affinché ci siano motivi validi per essere arrestati?».