Immigrati: l'accoglienza finisce sotto i riflettori. A chiedere urgenti provvedimenti ordinativi al Comune è stata l'Asl dopo un accurato sopralluogo. L'altro ieri l'epilogo: sgomberati tutti, dal primo all'ultimo. I profughi sono stati sistemati altrove a spese della coop che li accoglie. Una soluzione temporanea, inevitabile e gestita privatamente. L'indagine è partita dopo i fatti di Frosinone. Così sotto la lente degli ispettori Asl sono finiti il centro di prima accoglienza "Don Andrea Coccia", gestito dalla cooperativa Diaconia, e la vicina struttura utilizzata dalla Caritas diocesana come centro di accoglienza per persone senza fissa dimora. I responsabili del servizio igienico sanitario di Frosinone sono andati sul posto all'inizio della settimana. Una visita inaspettata, dopo che un immigrato che aveva aggredito i carabinieri era stato ospitato (senza alcuna autorizzazione). Un sopralluogo lungo e dettagliato: taccuino, metro e fotocamera alla mano per misurare, annotare e fotografare gli spazi interni e lo stato delle pareti.

La struttura, cento metri quadrati in tutto, è stata dichiarata in condizioni igienico-sanitarie precarie: vernice screpolata e in alcune parti rigonfia e distaccata, carenza di finiture e maioliche scollate in cucina. Ancora: prese, interruttori e punti luce al limite della sicurezza. I controlli sono stati effettuati anche nella struttura adiacente utilizzata dalla Caritas. Qui sono state trovati quattro extracomunitari riconducibili al progetto Cas (Centro di accoglienza straordinaria), alloggiati promiscuamente, in condizioni igieniche precarie e in palese sovraffollamento. L'ordinanza del sindaco Simone Cretaro, attuata poi da polizia locale e carabinieri, è stato l'atto finale.

La difesa

La cooperativa Diaconia, ente gestore della Diocesi, fornice la sua versione dell'accaduto. «Vogliamo esprimere tutto il nostro rammarico su come la vicenda è stata dipinta - scrive la coop in una nota - Il nostro fine è quello di lavorare al fianco della Diocesi e per conto della Prefettura di Frosinone, per offrire la migliore prestazione di accoglienza possibile, pur tra qualche difficoltà con cui ogni organizzazione deve quotidianamente confrontarsi. Tornando ai fatti: alla richiesta degli organi preposti, ci siamo resi immediatamente disponibili e, in circa 24 ore, abbiamo risolto le istanze che hanno portato all'ordinanza di sgombero. Le strutture di Castelmassimo, visto il loro impiego, si usurano più in fretta di una normale abitazione ad uso civile e vengono da noi controllate periodicamente. Necessitavano di manutenzione ordinaria, in particolare della pittura delle pareti e dei soffitti. Alcuni tratti di intonaco nella parte bassa di qualche camera era distaccato, come pure il bagno presentava muffe interne determinate non dall'incuria da parte nostra, ma semplicemente dalla mancanza di areazione da parte degli ospiti, nonostante sollecitati quotidianamente dal nostro personale. Sono state sistemate alcune prese elettriche ed è stato prodotto il certificato di conformità dell'impianto. Attendiamo fiduciosi la verifica da parte degli enti preposti per chiudere al più presto questa vicenda».