Quasi mezzo secolo di carcere quello chiesto dal pm Roberto Bulgarini Nomi nei confronti dei sette imputati - finiti nell'inchiesta Gold Wash - che hanno scelto di procedere con rito abbreviato. Ieri, dopo una puntuale requisitoria, il pubblico ministero ha avanzato una richiesta di pena per un totale di 49 anni di carcere: nove anni, quella più alta. Sei, quella più bassa. E considerando i benefici legati alla scelta del rito, le richieste non sono state affatto lievi: a dir poco gravi le ipotesi di reato contestate, legate ai violenti episodi che portano gli inquirenti sulla pista della faida per la gestione degli autolavaggi. Un crescendo di violenza con due risse in centro, la più grave in viale Bonomi con diversi feriti. Grazie alle indagini degli agenti del dottor Tocco il 2 agosto scattò l'operazione "Gold Wash": otto le misure cautelari che gli uomini del Commissariato eseguirono nei confronti dei cittadini egiziani ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso, dei reati di tentato omicidio, rapina, estorsione, lesioni personali aggravate e danneggiamento. L'unico imputato che ha scelto il rito ordinario è stato condannato lo scorso 16 maggio a sette anni, in concorso.

Ieri il pm ha ricostruito in modo puntuale la presenza di aggressori e aggrediti, le violenze inaudite con l'uso di spranghe, le minacce e i tentativi di inquinare persino l'andamento delle udienze. Poi si è soffermato sui motivi che avrebbero sostanziato gli episodi registrati in pieno centro. Motivi poi ripresi e ripercorsi (così come per gran parte della ricostruzione del dottor Bulgarini) anche dal legale di parte civile, l'avvocato Claudio Persichino. «Non era questione di soldi o di contratti di lavoro - ha sottolineato Persichino - alla base della guerra tra connazionali la gestione e dunque il monopolio degli autolavaggi, alcuni dei quali come quello di via Casilina, di assoluto rilievo».
Ora si torna in aula il prossimo 21 giugno per le discussioni delle difese. Quindi eventuali repliche e l'attesa sentenza.