«No alle spose bambine!». La Caramella Buona Onlus grida allo scandalo. E la sua accorata denuncia si leva forte dalla sede che la benemerita associazione ha in paese.
Dal gennaio di quest'anno, nonostante la stampa se ne sia occupata più volte, pare non aver provocato la legittima e attesa indignazione quanto sta accadendo in Turchia (ricordiamo, candidata all'ingresso nell'Unione Europea): parliamo del fenomeno delle "spose bambine". Gli imam della Turchia hanno infatti ammesso il matrimonio, ovviamente a senso unico, per le bambine di appena nove anni.

La Caramella Buona Onlus, in prima linea contro la pedofilia da oltre vent'anni, esorta alla riflessione e a una presa di posizione concreta. «Non possiamo assolutamente tollerare questi fenomeni, in qualsiasi Paese accadano - dice il fondatore della onlus Roberto Mirabile - Mi piacerebbe che nei trattati internazionali di ogni tipo ci fosse sempre una clausola: io firmo se tu mi assicuri una vera tutela dei bambini e delle donne nella tua nazione».
Dura anche la reazione della vice presidente Anna Maria Pilozzi, operativa nella sede di Acuto: «Un argomento, questo delle spose bambine, che fa rabbrividire e che viene ampiamente trattato nel testo "Zitta, in nome del tuo Dio!" scritto dalla dottoressa Ilaria Bellano con il patrocinio de La Caramella Buona Onlus e de Il Mostardino.it. In questo importante lavoro di ricerca si sottolineano appunto quelle dinamiche e quel marciume che troppo spesso trovano giustificazione nella cultura, nella tradizione e nella religione - continua la dottoressa Anna Maria Pilozzi -  bambine derubate della propria identità divenute un pugno di creta nelle mani di uomini, a volte anche di altre donne, complici di un sistema indifferente. La distanza geografica non deve indurci all'indifferenza o alla accettazione - conclude la vice presidente de Le Caramella Buona Onlus - In ogni parte del mondo i bambini devono essere considerati fiori e non oggetti da sporcare».