Il Comune vuole i danni dalla Sangalli e dai suoi ex amministratori. La giunta Ottaviani, infatti, ha dato mandato agli avvocati di proporre un ricorso finalizzato a ottenere il sequestro conservativo dei beni della Sangalli Giancarlo & C. di Monza ed eventuale nei confronti degli amministratori coinvolti nel processo penale.
L'inchiesta è quella di Monza, sulla corruzione per l'appalto d'aggiudicazione del servizio di raccolta dei rifiuti nel comune di Frosinone, e che ha portato ai patteggiamenti, davanti al tribunale di Monza, degli allora amministratori Daniela, Giancarlo (deceduto nel 2017), Patrizia e Giorgio. Nei loro confronti il Comune di Frosinone, attraverso l'avvocato Francesco Tarsitano, si era costituito parte civile. Ma essendo intervenuto il patteggiamento, sul risarcimento dei danni dovrà pronunciarsi il tribunale civile.

A questo punto, la giunta comunale, temendo che possano venir pregiudicati i propri crediti nei confronti dell'impresa monzese e dei suoi amministratori all'epoca dei fatti ha deciso di attivare un apposito ricorso per il sequestro conservativo, affidando il mandato all'avvocato Marina Giannetti dell'avvocatura comunale che andrà coadiuvata dall'avvocato Tarsitano che ha già seguito i processi penali, a Monza come pure a Frosinone (ma qui c'è stato solo la sentenza di primo grado).
Con riferimento unicamente al processo celebratosi in Lombardia, «considerato che anche la società Sangalli Giancarlo & C. srl - si legge nella delibera di giunta - dei quali le persone fisiche erano amministratori e/o soci, appare responsabile civilmente nei confronti dell'ente per avere gli imputati agito anche a vantaggio e nell'interesse della società». Considerato anche che la stessa società, che fino a qualche tempo fa ha gestito il servizio di raccolta dei rifiuti per il Comune di Frosinone, e che vanta dei crediti «in forza del rapporto di appalto ormai risolto» si è posta la necessità di azione il sequestro conservativo come previsto dall'articolo 2905 del codice civile (nella delibera, peraltro, per un refuso si fa riferimento all'articolo 2095). E ciò, si legge ancora nella delibera, «allo scopo di evitare che la società, nelle more dell'attivazione del giudizio di merito per il risarcimento dei danni, possa disporre dei suoi beni facendoli uscire dal patrimonio, impedendo così la realizzazione del credito del Comune ed arrecando allo stesso un ingente danno».