Inizia domani il processo a carico del gigolò di 47 anni di Frosinone tratto in arresto dai carabinieri nel novembre del 2015 accusato di estorsione ai danni di una nota commerciante anche lei residente nel capoluogo, sposata. Dopo la convalida, l'uomo rimase per qualche giorno ai domiciliari, successivamente rimesso in libertà in attesa del processo.

La ricostruzione

La donna, stando alla ricostruzione dei fatti, non ce la faceva più a soddisfare le pretese economiche dell'uomo che, nell'arco di alcuni mesi erano ammontate a quasi 30.000 euro tra ricariche, un appartamento affittato e somme di denaro in contanti. La minaccia per ottenere i soldi, era quella di riferire la relazione al marito. L'imprenditrice, non riuscendo più anche a giustificare l'ammanco del denaro, aveva deciso di mettere fine alla storia. A quel punto il quarantasettenne le ha inviato una lettera con la quale rimarcava di rivelare tutto al marito e di inviargli i messaggi che la stessa gli inviava.
La commerciante raccontò tutto ai militari che lo arrestarono, intervenendo proprio durante un incontro trappola con la frusinate. Il cinquantenne ha sempre sostenuto di non aver architettato alcun disegno criminoso per estorcere i soldi alla commerciante del capoluogo. Aveva spiegato che la ricompensa che intascava dalla signora era dovuta da un legame che si basava unicamente su un rapporto di natura economica. Aveva ammesso dunque di aver ricevuto denaro e vantaggi materiali e, nel corso della convalida, aveva spiegato di aver detto alla donna che se non lo avesse più mantenuto come diceva lui non sarebbe più andato con lei, negando quindi di averla minacciata chiedendole soldi in cambio del silenzio. Domani mattina l'inizio del processo. Il gigolò è difeso dall'avvocato di fiducia Giampiero Vellucci.