Malati di gioco. Ma non è soltanto un tentare la fortuna. È molto di più. E porta alla rovina. «Per quanto riguarda la dipendenza al gioco d'azzardo si calcola che ne sia affetta il 5% della popolazione italiana. E questo corrisponde anche alla provincia di Frosinone. Soltanto una minima parte, però, si rivolge ai servizi per la cura». Della ludopatia, ovvero la dipendenza dal gioco d'azzardo, abbiamo parlato con il dottor Fernando Ferrauti, direttore del dipartimento di salute mentale e delle patologie da dipendenza dell'Asl di Frosinone.

«Uno dei problemi - evidenzia - È derivante dal fatto che soltanto una minima parte prende coscienza della propria malattia. La situazione in provincia di Frosinone non è dissimile da quella riscontrabile per l'intero territorio nazionale. Parliamo di situazioni preoccupanti. In terapia ci sono persone di ogni età che arrivano a rovinarsi completamente. Un aspetto su cui porre l'accento è quello relativo alla differenza che c'è con le altre dipendenze. In questo campo - prosegue Ferrauti - C'è una percentuale maggiore nei ceti sociali medio-bassi. Coloro che hanno meno soldi tendono a spendere di più. Mentre per le altre dipendenze, dalla realtà virtuale, dagli smartphone, da internet e fino ad arrivare alle dipendenze dalle sostanze, non c'è una differenziazione in base all'aspetto economico, ma nel caso della ludopatia questo avviene. E questo vuol dire che una persona, attraverso il gioco, cerca un riscatto sociale».

Ma non è l'unica differenza con altri tipi di dipendenza, come specifica il dottor Fernando Ferrauti.
«L'altra differenza rispetto alle altre dipendenze è anche quella relativa all'età. In particolar modo la ludopatia colpisce le fasce medio-alte. I giovani non ne sono esenti, ma c'è un numero maggiore di ludopatici nei soggetti in età adulta e matura. Ovvero: dai quaranta ai sessant'anni».
La "battaglia" con la ludopatia è difficile. E, spesso, proprio il giocatore d'azzardo compulsivo non riesce a prendere coscienza della propria malattia.
«Così come capita per l'alcolista, anche il ludopatico tende a mentire e a mentirsi: "posso smettere quando voglio", pensa. Ma in realtà non è così. Noi, purtroppo, viviamo in una società dell'ipocrisia e la frase: "il gioco d'azzardo può creare dipendenza" non è sufficiente ad arginare il problema. Noi, come Asl di Frosinone, siamo stati i primi ad applicare in Italia una legge che prevede la presenza in ogni locale, dove c'è una qualsiasi forma di gioco d'azzardo, dalle slot machine ai gratta&vinci, di un cartello con le indicazioni per comprendere se si ha un problema di questo tipo o meno. E con i riferimenti su cui poter fare affidamento per curarsi».
Il solo tentare la fortuna è una questione relativa. Alla base della dipendenza al gioco d'azzardo c'è malessere.
«Ogni dipendenza - spiega Ferrauti - Ha degli elementi in comune con le altre dipendenze. Così come delle specificità. In ogni storia di dipendenza patologica da gioco d'azzardo c'è una condizione depressiva alla base. Ovvero c'è l'affermazione a sé stesso di non essere in grado di risolvere da solo i problemi della vita attraverso delle procedure normali. Il giocatore compulsivo, infatti, non si diverte. Soffre. La ludopatia porta alla rovina. Sotto ogni punto di vista. Sociale, relazionale, familiare. In alcuni casi, ad esempio, siamo stati contattati dal datore di lavoro per un proprio dipendente».
Un problema che non fa nemmeno distinzioni di genere.
«Negli anni passati il rapporto relativo alle dipendenze tra uomini e donne era uno a dieci. Adesso siamo a una sostanziale parità di genere. E, per quel che concerne il gioco d'azzardo, c'è una leggera predominanza al femminile».
Per intraprendere un percorso di cura al gioco d'azzardo patologico a Frosinone c'è un'equipe specializzata, nella struttura di via Fabi. Altre strutture sono presenti anche a Cassino e Sora.