Cellulari e droga in carcere, affidata la consulenza sulle intercettazioni telefoniche e ambientali.
Ieri, in tribunale, era fissata l'udienza a carico dell'assistente capo della polizia penitenziaria Rinaldo Neccia, 48 anni di Piglio, e di altre tre persone, tutte albanesi.
Secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Frosinone sarebbero stati compiuti atti di corruzione per consentire, a chi era dietro le sbarre, di comunicare con l'esterno.
In un caso, reato contestato all'albanese Gojart Leba, anche lui a giudizio, di gestire direttamente dal carcere il mercato della prostituzione.

A Neccia, difeso dall'avvocato Nadia Patrizi, sono contestati cinque episodi di corruzione tra luglio e ottobre 2016. Il primo per l'introduzione di un cellulare in favore del detenuto Leba. Stando alle accuse l'assistente capo avrebbe accettato dalla sorella di Leba, Majda Leba, altra imputata, 470 euro.
A Neccia viene contestato l'aver accettato 300 euro, e una somma non indicata, per introdurre oggetti vietati e un cellulare destinato al detenuto Andi Agalliu, consegnato all'agente a Sabaudia da Mariglen Palla, altra imputata. Nel collegio difensivo gli avvocati Riccardo Masecchia, Giampiero Vellucci e Eliana Scognamiglio.