Se esistesse ai giorni d'oggi un Antipatro di Sidone e se stilasse un elenco ideale delle sette meraviglie della provincia di Frosinone, accanto a magnificenze architettoniche e artistiche come l'abbazia di Casamari, l'abbazia di Montecassino, la certosa di Trisulti e la cripta della cattedrale di Anagni, non potrebbe non trovare posto il grattacielo "L'Edera" di Frosinone, un'opera di architettura, di ingegneria civile moderna, figlia della geniale intuizione della famiglia Zeppieri, che ha segnato, inevitabilmente, lo spartiacque tra la secolare dimensione agricola, rurale del territorio e lo sviluppo industriale della Ciociaria. Una sorta di cesura tra evo antico ed evo moderno che avvenne il 18 maggio 1968, con l'evento inaugurale al quale furono presenti 5.000 persone.

Il contesto
La seconda guerra mondiale aveva lasciato sul territorio dell'intera provincia, e in particolar modo nel capoluogo, uno scenario di devastazione, povertà e miseria. Case distrutte, tessuto produttivo praticamente azzerato, economia locale in ginocchio. Ma si sa, i frusinati, i ciociari, sono gente laboriosa, che non si arrende davanti alle difficoltà, anche quelle che sembrano insormontabili, e così si sono rimboccati le maniche e hanno ricostruito. Dopotutto, l'intero territorio offriva grandi potenzialità di sviluppo considerata la vicinanza con la capitale, con Napoli e con il mare, sia il Tirreno, sia l'Adriatico. Rimosse le macerie, si iniziò a pianificare anche lo sviluppo industriale con la nascita del "Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco". Tra il 1961 e il 1963 si potenziò in modo sistematico un ordine produttivo cresciuto gradualmente grazie all'iniziativa di imprese locali del settore tessile e della trasformazione, del chimico e di altro, congiungendo in un unico asse tutte le piccole e medie realtà sparse sul territorio.
Il 2 agosto 1961 si tenne la prima riunione tra l'Amministrazione provinciale, il Comune di Frosinone e la Camera di Commercio. Il 19 agosto si convenne nel dare il definitivo nome di "Nucleo di Industrializzazione Valle del Sacco", i cui principali promotori furono sei Comuni della provincia di Frosinone, due enti pubblici e il Banco di Napoli, con approvazione del Comitato dei ministri per il Mezzogiorno.
Lo statuto dell'"NI" venne ricalcato sui modelli forniti dalla Casmez ed approvato dal Comitato enti promotori, con un budget di partenza di 3.002.950 lire. Già nei mesi in cui si svolgevano gli accordi amministrativi furono avviate le attività di messa in opera di nuovi stabilimenti. Nel 1964 avevano già completato l'acquisto di terreni ed avviato le proprie costruzioni 9 ditte, per un totale di 60 ettari.
Al 1967 si registravano 16 industrie in piena attività, per un totale di 1,5 miliardi di lire di investimenti, con un aumento medio degli addetti, rispetto al decennio precedente, del 68%. Alla fine del 1967 i competenti organi governativi approvarono la trasformazione del "Nucleo" in "Area di Sviluppo Industriale".
Nel 1969, oltre a quelle già attive, si contavano, nei censimenti regionali, altre 25 nuove industrie, 6.000 addetti, 17 stabilimenti in costruzione e ben altri 52 programmati, per un investimento di circa 26 miliardi di lire. Crebbe notevolmente anche il numero di operatori economici stranieri (su 18.967 milioni di investimento totali nel Lazio, il "Nucleo" ne assorbì circa la metà).

La famiglia Zeppieri
Tra i principali attori economici di Frosinone e del suo hinterland c'era la famiglia Zeppieri. Partita nella seconda metà dell'Ottocento con Domenicantonio, Giuseppe e poi Virgilio con un'attività di vetture a noleggio, nel corso dei decenni successivi, l'impresa si ingrandì fino a diventare "Autoindustrie Zeppieri", leader in ambito locale e non solo del servizio pubblico di trasporto su gomma. Poi vennero la concessionaria Fiat, la Banca della Ciociaria nel 1965 e la Compagnia di assicurazioni "L'Edera". Un dinamismo imprenditoriale quasi unico che portava evidenti ricadute e benefici su tutto il territorio. La famiglia Zeppieri, però, si distingueva anche per il sostegno ad attività filantropiche e culturali. Come non ricordare, in questo senso, nel 1962, l'aiuto vero, morale e materiale dato a una coppia ferentinate, che non aveva sostanze sufficienti, per un delicato e costoso intervento al quale doveva sottoporsi il suo bimbo di tre anni.

La visione
In questo contesto di grande espansione e di dinamismo imprenditoriale uscì fuori l'idea della realizzazione del grattacielo. Una costruzione che voleva rappresentare simbolicamente la crescita imprenditoriale degli Zeppieri, ma, anche, quell'ormai irrefrenabile voglia di modernità che emergeva dal tessuto economico e sociale del capoluogo e della sua provincia, già vittima di infondati luoghi comuni diffusi da una certa cinematografia i cui danni si pagano ancora oggi. La struttura portante fu progettata da Riccardo Morandi, uno dei mostri sacri dell'ingegneria civile italiana.
Morandi fu uno studioso del cemento armato, della sua forza, delle sue possibilità, ma anche della sua economicità. I suoi brevetti miravano quasi al rapporto funzionalista forma-funzione: ottenere ciò che di meglio questo materiale può dare attraverso lo studio non solo di nuove soluzioni tecniche, ma anche di nuove strutture spaziali.

In una delle opere più significative, che acquista un rilievo architettonico nell'ambito del razionalismo italiano, il Salone dell'Automobile di Torino, si esprimeva tutta la logica del linguaggio di Morandi. Strutture, mensole, sbalzi, travi, telai in cemento armato articolati in forme quasi astratte, che riaffermano una ricerca dell'uso dei materiali, ferro e cemento, in un linguaggio che ne ottimizzi le qualità statiche ed economiche da un lato, e che ne esalti le caratteristiche di espressione architettonica dall'altro. Tutto si ritrova, soprattutto, nelle rampe elicoidali del "Grattacielo Zeppieri". I quattro pilastri centrali sostengono una trave scatolata che si svolge ad elica sulla quale si innestano le solette di transito che hanno uno sbalzo di 3,50 metri. Snelli telai sostengono le ampie volute dei raccordi ai singoli piani. Una struttura, questa, presente oggi in numerosi manuali di architettura e di ingegneria.
Una costruzione, quindi, allo stesso tempo, di pregio architettonico, ingegneristico, economico e funzionale. Ancora oggi il "Grattacielo Zeppieri", assieme al campanile di Santa Maria Assunta, rappresenta uno dei simboli significativi e identificativi di Frosinone. Irrinunciabile nell'immaginario collettivo.