Due settimane fa era toccato ai 105 tifosi del Verona, ieri a due del Frosinone. Per gli scontri del 29 novembre 2015 tra i supporter dell'Hellas e dei canarini all'incrocio tra via Marittima e viale Europa sono stati ascoltati due agenti della digos, intervenuti per riportare la calma quella mattina. Se il 7 maggio alla sbarra erano finiti oltre cento veronesi, accusati di radunata sediziosa e inosservanza dei provvedimenti dell'autorità, questa volta è toccato a due supporter ciociari, imputati di rissa aggravata. 

Si tratta del gruppo che è venuto direttamente a contatto con i sette veronesi che poi furono arrestati, anch'essi per rissa aggravata, salvo poi ottenere dal tribunale l'affidamento alla prova in sede di processo. Gli agenti della digos hanno ricostruito gli scontri di quella mattina, originati dalla presenza di oltre cento veneti posizionatisi a piazzale Europa senza preavviso molte ore prima dell'inizio della gara e fuori dal circuito dell'accoglienza nell'area Permaflex. Quando sul posto accorsero anche i frusinati, i veronesi marciarono in blocco verso di loro. E, a quel punto, volò di tutto: bottiglie, sampietrini, perfino una panchina. I testi hanno ricostruito questa fase dell'evento, con particolare riferimento al riconoscimento dei due frusinati, gli unici a volto scoperto tra un gruppo di corrissanti a volto coperto. Evidenziato anche il lancio di bottiglie e sampietrini.

La presenza dei tifosi dell'Hellas in quel luogo - come ricostruito nell'altro processo dall'allora dirigente dell'Anticrimine della questura - era stato visto come una provocazione e, nonostante, la polizia cercasse di far risalire i tifosi ospiti sui minivan e condurli all'area Permaflex ed evitare il contato fisico, gli incidenti furono inevitabili.
Oltre a questo procedimento ne sono in corso altri due a carico di 107 veneti, mentre due minorenni di Verona hanno ottenuto l'archiviazione.