Mondo di mezzo atto terzo, rinviato a giudizio, a Roma, l'ex presidente di Legacoop Lazio Stefano Venditti. È quanto ha deciso ieri il gup del tribunale di Roma Monica Ciancio che ha disposto in totale venti rinvii a giudizio ed emesso una condanna con il rito abbreviato. Per altri tre imputati è stato disposto lo stralcio per essere giudicati davanti al tribunale di Tivoli. Il ciociaro, ex presidente di Legacoop Lazio Stefano Venditti, 55 anni, di Ripi, che ha sempre respinto le accuse, figura nell'elenco di quanti, a partire dal 19 settembre, dovranno subire un processo. Tra questi non ci sarà più Emilio Gammuto, ex collaboratore del ras delle cooperative Salvatore Buzzi, che, in rito abbreviato, è stato condannato a un anno, in continuazione con una precedente condanna a tre anni. A giudizio anche Nadia Cerrito, ex segretaria di Buzzi, Francesco D'Ausilio, ex capogruppo del Pd al Comune di Roma, Calogero Salvatore Nucera, ex capo segreteria di D'Ausilio.
E ancora Franco Cancelli della cooperativa sociale Edera e Giovanni Fiscon, ex direttore generale di Ama, Giampaolo Cosimo De Pascali, carabiniere, Brigidina Paone, collaboratrice dell'assessorato capitolino alla casa, Marco Bruera, collaboratore di Luca Odevaine, Clelia Logorelli, dirigente del settore verde di Eur spa.

A giudizio anche gli imprenditori Fabrizio Amore, Flavio Ciambella, Gabriella Errico, Maurizio Marotta, dirigente di Capodarco, Fabio Tancredi. Disposto lo stralcio nei confronti di Sergio Menichelli, ex sindaco di Sant'Oreste, Raniero Lucci, collaboratore di Buzzi, e Marco Placidi, ex responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Sant'Oreste. Venditti, in concorso con altri, alcuni dei quali giudicati separatamente, è accusato del reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio. In particolare a Ozzimo, nella sua qualità di assessore alla casa del Comune di Roma, è contestato, in accordo con Venditti, quale presidente di Legacoop, aver posto in atto condotte «finalizzate al rinnovo dei servizi per l'emergenza alloggiativa a favore della Eriches, nonché per l'adozione della memoria di giunta capitolina del 26.2.14, con cui si fornivano indirizzi amministrativi intesi alla non interruzione dei servizi di emergenza alloggiativa del 2014 e per la partecipazione, con la finalità di favorire i soggetti economici riconducibili a Buzzi, alla riunione di giunta in cui adottava la delibera».

L'accusa contesta l'aver ottenuto da parte di Buzzi, in accordo con una serie di persone tra cui Carminati, «nonché in accordo con Venditti, presidente della lega delle cooperative Lazio, a favore della società cooperativa deposito locomotive Roma San Lorenzo, con il rappresentante del quale, Dei Giudici, erano legati da rapporti di amicizia e da vincoli di appartenenza politica, utilità a contenuto economico, consistenti nell'acquisto di 14 appartamenti al prezzo di 3.262.000 euro, dei quali erano erogati 120.000 come anticipo e parte del valore residuo (901.000)». I fatti contestati si riferiscono al 2013 e al 2014. Inizialmente gli indagati erano 48, poi le strade si sono divise con il maxi processo che ha riguardato 59 imputati ora giunto alla fase d'appello.

Nell'ordinanza firmata dal gip di Roma, con cui si ricostruivano i fatti oggetto dell'attuale procedimento, sul ruolo di Venditti si leggeva: «Dai dialoghi intercettati emerge un'abitualità nel rapportarsi con Buzzi e una piena conoscenza degli ingranaggi utilizzati. Da quanto ricostruito, tratteggiando il quadro indiziario esistente nei suoi confronti, è risultato, infatti, aver partecipato agli accordi di salvataggio della cooperativa Deposito locomotive di Roma San Lorenzo, nella veste di mediatore, dal quale Buzzi pretende rassicurazioni circa il fatto che poi avrebbe recuperato i soldi dalle convenzioni sull'emergenza alloggiativa e il cui ruolo nell'operazione egli ribadisce in una conversazione con Forlenza ("me l'ha fatta fa'...Venditti")»