Una versione credibile, pur con qualche buco temporale, tipico di chi ha subito un trauma. Così la psicoterapeuta sentita dal tribunale ha ricostruito quanto dichiarato dalla ragazzina che accusa il padre dell'ex fidanzatino di aver tentato di violentarla. La stessa, all'epoca dei fatti quattordicenne, sentita in aula, ha confermato le sue accuse.
L'udienza si è aperta con l'audizione della psicoterapeuta. La dottoressa ha subito chiarito che, dal racconto della ragazza che ha ricostruito il fatto, non è emersa una evidente lacunosità.
Alle domande dell'avvocato Rosario Grieco difensore dell'imputato C.V., 50 anni, con riferimento all'esatta ricostruzione temporale degli eventi, la psicoterapeuta anzi ha ritenuto che ciò «avvalora la testimonianza. Non aver ben chiara la memoria degli eventi ha precisato è plausibile e avvalora l'evento». In pratica lo shock subito può condizionare, ma ciò non inficia la veridicità della testimonianza della ragazzina, che si è costituita parte civile attraverso l'avvocato Angelo Micheli. E questo perché «non è ancora riuscita a processare l'evento».

Su eventuali influenze esterne e suggestioni, la psicoterapeuta ha affermato che la ragazza non era intenzionata a non denunciare l'evento. Perché «temeva che la madre inibisse la frequentazione con il ragazzo». La psicoterapeuta ha fatto riferimento a uno stato ansioso e alla paura nei confronti dell'imputato.
La difesa ha chiesto chiarimenti anche con riferimento al fatto che la ragazza avrebbe negato di aver avuto un aborto, ma la consulente ha spiegato che la ragazza aveva mentito solo nel non riferire il nome del ginecologo.
Poi è stata la volta della stessa ragazza, che ha confermato quanto da lei riferito nella denuncia. Ovvero il fatto che il padre del ragazzo, in un momento in cui i due erano rimasti soli in casa, l'aveva presa in braccio, palpeggiata e poi buttata sul letto, in un'altra stanza. Solo il rumore del motorino del fidanzato che rientrava a casa stando all'accusa avrebbe interrotto l'imputato dal portare a compimento la sua azione.
La difesa ha insistito sul fatto che, anche dopo il fatto, la ragazza aveva continuato a frequentare quell'abitazione. Ma lei ha dichiarato che lo faceva solo quando non c'era il padre del ragazzo.
L'udienza è stata quindi aggiornata per ascoltare gli altri testimoni. In base a quanto emerso finora, a segnalare l'accaduto era stato un vicino di casa, autore di una telefonata al numero emergenza infanzia, il 114, per segnalare un episodio accaduto nell'agosto del 2015.