Arrivano in Italia con la speranza di un futuro migliore. Affrontano il viaggio nei barconi della morte, scappando dalla guerra o da condizioni economiche che non consentono di vivere dignitosamente.
Sono i migranti che arrivano in Italia, e anche a Frosinone, nella speranza di ottenere l'asilo e guadagnare l'agognato permesso di soggiorno per rimanere in Europa. Ma in pochi ce la fanno. Anzi solo una minima percentuale riesce a ottenere lo status di rifugiato o, in alternativa, la protezione sussidiaria o quella umanitaria.

La massa, circa l'80%, dopo aver atteso invano il permesso e aver soggiornato, a volte anche a lungo nelle sistemazione messe a disposizione dalle cooperative che si occupano di accoglienza, nelle nostre città è costretta (o comunque dovrebbe esserlo) a tornare indietro. Ma non sempre è così, finendo con l'alimentare il fenomeno dell'immigrazione illegale.

Il riepilogo dell'attività della Commissione territoriale di Roma-Frosinone, competente ad analizzare le richieste di asilo per la Ciociaria e Latina, secondo dati diffusi dal Consiglio superiore della magistratura, è la dimostrazione di quanto sia difficile ottenere il riconoscimento di profugo. Nel periodo 2016-2017 (fino al 27 ottobre) solo il 6,5% delle domande si è concluso con un esito favorevole e il riconoscimento dello status di rifugiato. Un altro 5,6% ha ottenuto i benefici della protezione sussidiaria, mentre il 12,7% ha avuto quella umanitaria.
In termini numerici i rifugiati riconosciuti dalla commissione sono 158, i "sussidiari" 137 e gli "umanitari" 308. In 1.763, invece, non hanno ottenuto nessun riconoscimento, soprattutto nel 2016 quando i dinieghi sono stati ben 1.230.  

Se il richiedente non dimostra di subire una persecuzione personale ai sensi della convenzione di Ginevra, ma rischia di patire un danno grave (condanna a morte, tortura, minaccia alla vita in caso di guerra interna o internazionale) nel caso di rientro nel proprio paese, può ottenere la protezione sussidiaria. Il permesso ha durata cinque anni e può essere rinnovato qualora le condizioni sussistano ancora.
La protezione umanitaria si ottiene qualora ricorrano seri motivi di carattere umanitario, soprattutto in caso di vulnerabilità della persona con riferimento a disagio familiare, donne incinte o vittime della tratta della prostituzione. In questo caso ha validità di due anni. Leggermente diverso il discorso per i minori di età. La commissione frusinate ha riconosciuto un solo rifugiato, due di protezione sussidiaria, 32 di protezione umanitaria, mentre in 16 casi non l'ha riconosciuto.  Il minore ha però diritto a restare in pratica fino al compimento del diciannovesimo anno d'età. Poi, se non trova lavoro o non studia deve lasciare il Paese.

Nel computo vanno considerate le richieste pendenti, quelle ancora da esaminare, 1.171 nel 2016, quota che sale a 3.181 nel 2017. Al riguardo va aggiunto, tuttavia, che, come previsto, dal 30 aprile la commissione frusinate ha cessato la sua attività e le competenze, per il momento, sono state trasferite a Roma.
Dal 1 agosto è prevista la formazione di una nuova commissione che finita a Latina. L'organismo, al momento, è composto da quattro membri un vice prefetto, che ne assume la presidenza, un funzionario di polizia, un membro di un ente locale e uno dell'alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati.
Tuttavia, a breve, cambieranno i criteri dato che in commissione entreranno i funzionari del ministero dell'Interno vincitori di un apposito concorso, saranno da due a quattro, cui si aggiungerà un componente della prefettura e dell'alto commissariato, mentre usciranno i membri in rappresentanza di polizia e enti locali.