Quattro dei cinque punti rossi del Lazio sono nel Frusinate o nel territorio immediatamente confinante. Sono i tratti fluviali più contaminati della regione secondo il rapporto nazionale pesticidi dell'Ispra, edizione 2018. E, ancora una volta, le maggiori criticità arrivano dal fiume Sacco, praticamente in tutto il suo percorso, dalla provincia di Roma a quella di Frosinone.

Le zone in cui i livelli di contaminazione, riferiti al 2016, sono superiori ai limiti consentiti sono, infatti, praticamente tutti nel fiume Sacco. A partire dalla zona di Segni, per poi scendere ad Anagni, Ceccano e Falvaterra. Sempre per le acque superficiali, i livelli di contaminazione risultano entro i limiti sul Liri a Pontecorvo (a valle) e a Sora (a monte), stessa cosa per il Fibreno, sempre a Sora. L'altro punto rosso del Lazio è per il bacino del Fiora nel lago di Messano a Valentano. Per il resto i risultati hanno dato esito negativo eccetto che, per le acque sotterranee, per il Tevere a Rieti.

«Che le acque superficiali della Valle del Sacco fossero ad elevata criticità ambientale, lo sapevamo da tempo e gli episodi sulla rilevanza di particolare inquinamento, in determinate zone, sono riportati puntualmente dagli organi di informazione, quando vengono rilevati - spiega Danilo Magliocchetti, consigliere comunale e provinciale - Nello specifico, il rapporto è stato predisposto dall'Ispra sulla base delle informazioni trasmesse da Regioni e Province autonome, che attraverso le Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente effettuano le indagini sul territorio e le analisi di laboratorio. Le sostanze rilevate nel superamento dei limiti nel fiume Sacco, sono il matalaxil che è un anticrittogamico, il metolaclor che è un diserbante insieme alla terbutilazina. Tutte sostanze, pesticidi, comunque riconducibili all'inquinamento noto originato da decenni. Orbene, è di tutta evidenza, anche dai dati emersi da questo rapporto, che non aggiungono nulla, ma che confermano ulteriormente quanto sapevamo, che il problema ambientale e delle acque di superficie della valle del Sacco, è ben lontano dall'essere stato risolto, anche solo parzialmente».