Un desiderio fortissimo di diventare genitori. Tanto grande da spingere una coppia di professionisti frusinati a varcare i confini nazionali e a recarsi in Ucraina dove la maternità surrogata, a differenza dell'Italia, è consentita. È stato allora che i due secondo quanto ricostruito da un'indagine aperta dalla procura di Frosinone sono riusciti a diventare padre e madre di due gemellini, nati sul finire del 2017. Utero in affitto in Ucraina, dunque, ed è per questo che è stata indagata la coppia di professionisti del capoluogo

Ma quando sono rientrati a Frosinone per registrare il lieto evento, sono iniziate le prime difficoltà e i problemi, burocratici e giudiziari al tempo stesso. Negli uffici comunali, infatti, erano già al corrente della situazione e del probabile arrivo della coppia di genitori, a seguito di una segnalazione effettuata, in questo come in tantissimi casi analoghi, dall'ambasciata ucraina. Del resto il fenomeno delle coppie che vanno nell'ex repubblica dell'Urss per avere figli non è nuovo. A Roma, come emerso in questi giorni, ci sono oltre duecento fascicoli aperti davanti al tribunale della capitale. Sempre per bimbi nati ad Est.

Ora, per la prima volta, un caso del genere viene affrontato anche a Frosinone. Un caso spinoso e non di facile risoluzione per le implicazioni di carattere etico che implica.
Da una parte i fautori dei diritti civili spingono per il riconoscimento della maternità surrogata, alla quale fanno riferimento anche tante coppie dello stesso sesso, dall'altra chi è contrario e si oppone all'idea di poter andare all'estero, in paesi dove è consentito, e ottenere un figlio da una madre surrogata (succede non solo in Ucraina, ma anche al di là dell'Oceano e in Asia). Anche per questo le segnalazioni alle procure stanno aumentando. Da una parte su iniziativa delle autorità ucraine, dall'altra a seguito del rifiuto di registrazione delle autorità civili italiane. 

Ieri mattina, infatti, davanti al gip Antonello Bracaglia Morante si è svolto un incidente probatorio per ricostruire il caso della coppia frusinate tornata da Kiev con due neonati sulla base del test del Dna.
I coniugi sono accusati del reato di alterazione di stato. Ovvero, l'aver dichiarato all'ufficiale di stato civile che quel figlio era loro. Una pratica come tante altre. Di solito si dichiara che la madre, intorno al nono mese di gravidanza, si è recata in Ucraina dove il bimbo è nato. Quindi si chiede la registrazione al comune di residenza, come è avvenuto per Frosinone.
Da lì la segnalazione alla procura per effetto dell'informazione ricevuta dall'ambasciata ucraina. La procura di Frosinone ha allora aperto un procedimento per alterazione di stato. Per chiarire meglio i contorni della vicenda è stato chiesto l'incidente probatorio.

Ieri, alla presenza del pm Adolfo Coletta, è stato ascoltato un maresciallo del Ris. A questi era stato chiesto di verificare se i genitori biologici siano gli stessi che hanno chiesto l'iscrizione dei gemelli. La risposta del maresciallo è stata affermativa per il padre, ma negativa per la madre. A questo punto l'udienza, durata pochi minuti giusto il tempo di porre qualche domanda al maresciallo, si è chiusa e bisognerà attendere eventuali ulteriori accertamenti nel corso dell'indagine preliminare.
Dopodiché si deciderà se insistere nell'inchiesta e chiedere il processo o procedere con l'archiviazione. La coppia di professionisti è assistita dall'avvocato Luca Elia, mentre i piccoli, che vivono con loro, hanno un curatore speciale nella persona dell'avvocato Antonio Perlini.