Il 12 maggio del 1996 San Giovanni Paolo II beatificava suor Maria Raffaella Cimatti, appartenente alla congregazione delle suore ospedaliere della Misericordia, e le cui spoglie sono state traslate nel 2010 nella cattedrale di San Paolo provenienti dalla chiesetta del vecchio ospedale San Benedetto. Raffaella, medicina di Dio o l'Angelo dei malati, per tantissimi anni prestò la sua missione nel vecchio nosocomio di piazza Regina Margherita. Ma come si è arrivati alla beatificazione di suor Maria Raffaella? Per saperne di più abbiamo incontrato un falegname cinquantanovenne residente a Fumone, Loreto Arduini.
«Avevo 11 anni (siamo nel 1970, ndr) e vivevo con i miei genitori. Contrassi il morbillo con febbre altissima e convulsioni, anzi più precisamente un'encefalite virale convulsiva. Mia madre si recò a piedi al bar più vicino per chiamare il medico di famiglia. Al suo ritorno le mie condizioni erano gravissime. Mi portarono all'ospedale San Benedetto dove i medici decisero di trasferirmi in un ospedale di Roma. Venti giorni in coma. Mia zia Luigina, suora ospedaliera, mise l'immaginetta di suor Cimatti sotto il mio cuscino e iniziò le preghiere. Il mattino dopo ero guarito. Non ricordo nulla ma qualche anno più tardi mi raccontarono che mia madre aveva già preparato il vestitino per il funerale e il sacerdote aveva pronto l'olio santo. Ricordo solo quando uscii dall'ospedale. I miei genitori e i miei zii mi hanno raccontato la mia vicenda. Per le forti convulsioni mi legarono a letto. Poi tutto si risolse per il meglio. Subito si cominciò a parlare di miracolo e si pensò a suor Maria Raffaella. Ricordo le varie visite di controllo ed i medici che parlavano di miracolo. Devo tutto a lei. Anche se non sono un abituale frequentatore dei luoghi sacri prego e ringrazio sempre suor Cimatti. Molti non sanno della mia storia – spiega Loreto Arduini – ma ad Alatri quando portarono il quadro della beata la gente mi salutava, mi accarezzavano e mi baciavano».
Loreto mostra una foto che lo vede insieme alla moglie e a Giovanni Paolo II proprio nella giornata della beatificazione nel 1996. «Conservo un bellissimo ricordo di Karol Wojtyla, mi sentivo importante vicino a lui. Pochi ma intensi minuti, abbiamo parlato del mio miracolo. E pensare che i medici non mi lasciarono speranza. Oggi sono felicemente sposato ho due figli e tre nipoti bellissimi e continuo a fare il falegname».