Dottori ed équipe medica trascinati spesso in aula per presunti casi di malasanità. Una fotografia piuttosto realistica, dove in larga parte sono i professionisti in camice bianco a sedere sul banco degli imputati o comunque ad essere destinatari di richieste di risarcimento onerose. A volte le storie che finiscono tra le mani dei giudici sono piuttosto chiare, molto spesso abbisognano di consulenze tecniche specifiche e di lunghi procedimenti. Raro, quasi inusuale, però che un giudice condanni il paziente - che ha dato vita al procedimento - a pagare tutte le spese. E, invece, la sentenza dei giorni scorsi racconta proprio questo. Così la presunta "parte lesa", che è andata in tribunale chiedendo danni per circa 100.000 euro, si trova ora a doverne cacciare dalle tasche 30.000 per pagare le spese di lite da dividere per tutte le parti.

La vicenda

Il Tribunale di Cassino, proprio nei giorni scorsi, ha ritenuto non responsabili delle accuse mosse a loro carico un medico e una casa di cura del Cassinate, per un presunto errore chirurgico che avrebbe causato al paziente danni permanenti. In particolare, il professionista era stato accusato di aver commesso un errore nel posizionare un distanziatore vertebrale, collocandolo - secondo quanto sostenuto dal paziente - all'altezza di livelli sbagliati.
Il giudice ha accolto la tesi difensiva degli avvocati Sarah Grieco e Christian Cifalitti, legali del medico e della struttura sanitaria, respingendo le pesanti accuse di malasanità. Non solo.

La novità

Cosa davvero inusuale, a fronte di una richiesta di danni per circa 100.000 euro avanzata dal paziente che ha citato medico e struttura, ha condannato il cittadino a pesantissime spese processuali per quasi 30.000 euro da ripartire tra le diverse parti, tra cui anche alcuni consulenti: una sentenza, come si è soliti dire in casi come questo, destinata a fare giurisprudenza.