Delitto del lago: Pamela Celani condannata per aver ucciso il fidanzato
Colpevole. Colpevole di aver sferrato una coltellata al collo del fidanzato, uccidendo così Felice Lisi, 24 anni, di Cassino. La sentenza pronunciata dal gup del tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante è arrivata poco dopo mezzogiorno. Pochi minuti per leggere il dispositivo e condannare Pamela Celani, 27 anni, originaria di Alatri, alla pena di 16 anni con il rito abbreviato. Il pubblico ministero Barbara Trotta ne aveva chiesti 20. Il giudice ha anche disposto una provvisionale di 525.000 euro in favore dei più diretti familiari di Felice, i genitori (150.000 euro a ciascuno) e i tre fratelli (75.000 euro per uno).
L'omicidio è avvenuto il 31 maggio dell'anno
scorso in via Guardaluna, vicino al lago di Collemezzo tra Ceprano e Arce dove i due si erano trasferiti in un'abitazione della famiglia Lisi.
All'inizio era stato un giallo, solo al terzo interrogatorio, la donna, infatti, era crollata e aveva confessato il delitto. Al culmine di una lite c'era stata la coltellata mortale come ricostruito dai carabinieri che si sono avvalsi anche della collaborazione del Ris sula scena del crimine.
Il processo si è giocato tutto sulla capacità della ragazza, presente in aula come presenti erano i genitori della vittima, rappresentati dall'avvocato Claudio Persichino.
La perizia disposta dal tribunale allo psichiatra Stefano Ferracuti si è conclusa ritenendo l'imputata, attualmente detenuta nel carcere di Civitavecchia,capace di intendere e di volere al momento del fatto.
Conclusioni contestate dalla difesa, rappresentata dall'avvocato Alessio Angelini, con il supporto della criminologa Roberta Bruzzone secondo la quale la lunghissima tossicodipendenza ha contribuito ad alimentare il deficit neurologico (disturbo della personalità borderline).
Non a caso la difesa ha già preannunciato ricorso in appello con rinnovo delle richieste istruttorie. Più volte i genitori di Felice avevano chiesto l'intervento delle autorità, temendo per la propria ma soprattutto per l'incolumità del proprio figlio. Non a caso, il pubblico ministero ha contestato a Pamela l'aggravante dei futili motivi e la recidiva infraquinquennale, essendo emerso un altro episodio simile ai danni di un altro ragazzo, conclusosi con un esito meno drammatico. Nel quantificare la pena il giudice ha escluso l'aggravante dei futili motivi, ma ha considerato le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva infraquinquennale, stabilendo così la pena in sedici anni.