I tre migranti ospitati da don Onofrio agli Altipiani di Arcinazzo, dopo essere stati espulsi dal centro di accoglienza, hanno vinto il ricorso e dovrebbero quindi essere nuovamente ospitati in qualche struttura riconosciuta. Secondo il Tar di Latina i giovani non sarebbero stati informati del procedimento in corso nei loro confronti e dunque non avrebbero avuto la possibilità di spiegare i motivi della loro protesta, né quindi di difendersi. «Osserva il Collegio – scrive il Tar – che appare fondata la censura relativa alla violazione dell'art.7 della legge n.241 del 1990». La norma citata, spiegano i giudici, «prevede che l'avvio del procedimento sia comunicato ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale sia destinato a produrre effetti diretti». Una comunicazione che è esclusa solo «qualora sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità dell'atto». Ma, accusa il Tar, la Prefettura «nel provvedimento non ha fatto alcun riferimento a tali particolari esigenze». Mentre, insiste il Tribunale, «le ragioni della speditezza devono essere poste a raffronto con le esigenze di tutela del contraddittorio». Questo non sarebbe avvenuto, non c'è stata comunicazione, è mancato il contraddittorio e quindi la difesa. Dunque «il ricorso deve essere accolto con conseguente annullamento del provvedimento di revoca delle misure di accoglienza». Naturalmente i tre migranti vogliono restare in parrocchia dove, oltretutto, hanno cominciato tutta una serie di attività di integrazione. Vanno a scuola di italiano e tra poco inizieranno un corso di applicazione web. E nella parrocchia l'accoglienza si allarga. Come ci spiega don Onofrio sono in arrivo altri tre migranti provenienti da un Cas di Fiuggi. Anche loro allontanati come i primi tre per aver protestato contro le condizioni di accoglienza