Ieri l'udienza della Corte di Cassazione sulla richiesta della difesa di trasferire in altra sede il processo per l'omicidio di Emanuele Morganti. La decisione, dato che il tutto si è svolto in assenza delle parti, è attesa per oggi.
L'istanza
La scelta di chiedere l'intervento della Suprema corte era maturata nel corso della finora unica udienza preliminare, celebratasi nel tribunale di Frosinone il 16 febbraio tra massime misure di sicurezza. Quel giorno, infatti, davanti al gup Antonello Bracaglia Morante erano chiamati a rispondere dell'omicidio in concorso, con l'aggravante dei futili motivi, del ventenne di Tecchiena Mario e Franco Castagnacci, 27 e 51 anni, Paolo Palmisani, 24, tutti di Alatri e Michel Fortuna, 25, l'unico frusinate del gruppo, difesi dagli avvocati Bruno Naso, Angelo Bucci, Massimiliano Carbone, Marilena Colagiacomo e Christian Alviani. Peraltro, in vista dell'udienza di ieri davanti alla settima sezione della Corte di Cassazione, le difese di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani avevano presentato anche una memoria a sostegno della propria posizione.
Il senso dell'intervento era quello di garantire al processo la massima serenità, evitando possibili condizionamenti esterni, dovuti all'esposizione mediatica, che avrebbe potuto influire sui giurati e sui testimoni chiamati a deporre in aula.
Una tesi, peraltro, contestata dalla procura di Frosinone e dalla parte civile, l'avvocato Enrico Pavia, le quali ritengono che non ci siano i presupposti giuridici per accogliere l'istanza di rimessione fondata sul legittimo sospetto. Sul tavolo della Cassazione c'era infatti il parere del procuratore generale di dichiarare inammissibile per manifesta infondatezza la domanda di trasferimento del processo.
Il ritorno a Frosinone
Un esito, dunque, all'apparenza scontato che dovrebbe portare alla celebrazione del processo davanti alla Corte d'assise di Frosinone. Quanto ai tempi, tenuto conto che sono trascorsi due mesi dalla richiesta di rimessione alla celebrazione dell'udienza in Cassazione, si potrebbe arrivare nuovamente davanti al gup a breve, forse già a maggio. Infatti, in questo caso, i tempi potrebbero essere molto più celeri. Poi bisognerà capire quante udienze serviranno per definire tutte le posizioni, posto che nessuno sceglierà riti alternativi. Più volte, infatti, gli avvocati della difesa hanno manifestato l'intenzione di arrivare davanti alla Corte d'assise per giocarsi le proprie carte. È possibile che il processo cominci entro l'anno.
A quel punto procura, parte civile e difese dovranno stilare le liste dei testimoni da sentire e le eventuali perizie che andranno fatte anche alla luce delle risultanze dell'autopsia sul corpo di Emanuele. Solo dopo il processo entrerà nel vivo con l'esame dei carabinieri che hanno effettuato le indagini, dei testimoni presenti quella sera al Miro e all'esterno del locale e dei periti.
L'altra indagine
Nel frattempo, è arrivata la proroga a proseguire le indagini preliminari nei confronti degli altri indagati, ovvero i quattro buttafuori del locale di piazza Regina Margherita, presenti quella sera, così come richiesto dal pm Vittorio Misiti che insieme al sostituto Adolfo Coletta e al procuratore Giuseppe De Falco ha coordinato tutta l'attività. A Michael Ciotoli, 27 anni, Damiano Bruni, 27, Manuel Capoccetta, 29, tutti di Ceccano, e Xhemal Pjetri, 33, residente nel Lecchese, al momento, vengono contestati i reati di concorso in omicidio e di false comunicazioni al pubblico ministero. Le strade dei due gruppi sembrano definitivamente separate in attesa degli accertamenti che la procura ritiene necessari compiere per formalizzare un'accusa precisa anche agli addetti alla sicurezza del locale di Alatri.