Assalto armato nella notte al guardiano di un cantiere edile. La pistola c'era, la violenza pure. Ma a mancare, questa volta, è stata la finalità della rapina a mano armata. L'assalto ha avuto piuttosto il sapore di un'intimidazione in piena regola: che si tratti di pizzo o di un debito non pagato lo stabiliranno i carabinieri della Compagnia di Pontecorvo. Ciò che resta è una violenza inaudita e un racconto, quella della vittima, da brividi. Oltre a una serie di ipotesi investigative aperte, in una zona - quella della Valle dei Santi - di certo non nuova ad episodi di estorsione o ricatti ai tanti piccoli imprenditori e commercianti che combattono da sempre contro due grossi nemici: la crisi e una morfologia del territorio tanto ruvida quanto ricca, dove il settore estrattivo significa lavoro duro e fatica ma anche investimenti e attrattive. A volte fatali.

Il racconto

«Ero in una piazzola di sosta, all'interno del furgone per la sorveglianza del cantiere allestito per alcuni lavori di sistemazione di gradoni di contenimento quando sono arrivati in due, mi hanno prelevato dal mezzo, malmenato e minacciato con una pistola. Erano le 2, in un posto poco frequentato. Ed ero solo. Ho pensato solo alla mia famiglia e ai miei due bambini». Inizia così il racconto dell'operaio di 34 anni di Sant'Elia Fiumerapido che da febbraio era stato preso da una ditta romana come guardiano di un cantiere aperto nella Valle dei Santi.
Quasi due mesi di lavoro duro, racconta l'operaio, anche durante le feste, per portare a casa uno stipendio con cui sostenere la famiglia seguendo sempre la chimera di un'assunzione. Nel cuore, ogni notte, la speranza di riportare a casa la pelle. Fino alla settimana scorsa, quando due uomini lo hanno minacciato con una pistola e picchiato. La berlina di grossa cilindrata, come raccontato poi ai carabinieri, è arrivata a gran velocità a fari spenti e si è affiancata al furgone. Un uomo è saltato fuori, ha aperto con violenza il furgone, ha agganciato l'operaio al petto, lo ha trascinato fuori. Il trentacinquenne ha resistito, ha sganciato due pugni (quasi per nulla avvertiti dall'energumeno) poi si è ritrovato con i piedi sollevati da terra, contro il suo furgone, con un secondo uomo - col passamontagna calzato - che gli puntava in faccia la pistola. Mentre veniva preso a pugni, uno dei due delinquenti gli avrebbe detto, con accento campano: «Di' al tuo boss che deve pagare». Mentre l'uomo a volto scoperto risaliva in auto, l'altro con la pistola in pugno - rimasto in silenzio durante la violenza - ha tenuto sotto scacco ancora un po' l'operaio. Pochi secondi e i due aggressori si sono allontanati. La vittima, scagliata contro il furgone, nella concitazione del momento ha avuto la prontezza di chiamare i militari che hanno attivato il 118. Dopo le cure necessarie, l'uomo ha preso coraggio e ha sporto denuncia. «In quegli attimi terribili, senza armi, come carne da macello, pensavo a mia moglie e ai miei bambini. Non riuscivo a pensare ad altro, così come all'arrivo dell'ambulanza». Il quadro fornito dall'operaio agli uomini della Compagnia di Pontecorvo, coordinati dal tenente Nicolai - agli ordini del colonnello Cagnazzo - è molto complesso e le indagini sono in corso. Difficile non pensare che dietro quelle parole possa non esserci la richiesta di pizzo. Non l'unica pista seguita dagli inquirenti, però, che stanno valutando ogni elemento. Il contesto in cui si inserisce l'episodio, poi, difficilmente smentisce l'immagine di un territorio da sempre nelle mire della malavita.