Non è passato nemmeno un mese dagli arresti di padre e figlio che pretendevano di consumare gratis in un bar del capoluogo che scatta un'operazione analoga.
La squadra mobile di Frosinone ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone, di etnia rom, accusate dei reati di estorsione e tentata estorsione nei confronti del gestore di una sala giochi. Il gip Antonello Bracaglia Morante ha mandato agli arresti domiciliari i frusinati Antony, Eric e Tony Spada, 21, 28 e 28 anni, e Roberto Di Silvio, 48, quest'ultimo nato a Tivoli. Sono accusati, in concorso tra loro, in qualche caso con persone non identificate, di aver tenuto «comportamenti violenti e minacciosi, consistiti nel dar fastidio agli avventori dell'esercizio commerciale "Seventies"». Così facendo avrebbero indotto gli avventori ad andarsene prima del tempo, avrebbero tenuto comportamenti aggressivi e provocatori, pretendendo di fumare all'interno del locale e di consumare in bicchieri di vetro, nonostante dopo una certa ora il locale servisse le bevande in bicchieri di plastica, nonché di aver minacciato di provocare disordini all'interno del locale «qualora non fossero state accolte le loro pretese», offrendo, «in caso di accoglimento, protezione al locale». Avrebbero anche preteso l'assunzione di una persona di loro fiducia, per mille euro al mese, nella sicurezza. Il procuratore De Falco contesta due episodi di aggressione ai danni di un barista, nel settembre del 2017, e dello stesso titolare, il 7 gennaio, quando, alle 4.30 del mattino, aveva invitato il quartetto ad uscire.
Gli episodi, scrive il gip nell'ordinanza, «si ricollegano direttamente a precedenti vicende, emerse nel corso delle indagini relative ad un'associazione per delinquere di stampo mafioso operante nel territorio di Ostia, che ha condotto alla recente emissione di numerose misure cautelari». Il riferimento è all'operazione Eclissi. Al fatto che, nell'ambito di tale indagine, era emersa, una richiesta di protezione avanzata dal titolare del locale frusinate a Mauro Carfagna (arrestato per quell'inchiesta) che si sarebbe rivolto ad esponenti del clan Spada per far cessare gli episodi di disturbo all'interno della sala giochi frusinate.
Respinge qualsiasi collegamento tra le due inchieste l'avvocato dei quattro, Luigi Tozzi che, tra l'altro segue alcune posizioni nella vicenda di Ostia: «A oggi non può essere ritenuta l'esistenza di alcun tipo di collegamento con i fatti di Ostia».
Tornando ai fatti di Frosinone, il quartetto è accusato di aver spadroneggiato all'interno del bar, di aver monopolizzato il bancone, pretendendo di consumare in modo smisurato e di aver minacciato il personale preposto che chiedeva il pagamento delle bevande o che si rifiutava di servire altre consumazioni.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l'aggressione subita dal titolare che, alle 4.30 del mattino, cercava di far capire ai quattro che era ora di chiudere. L'uomo avrebbe ricevuto un pugno e poi a un accenno di reazione sarebbe stato aggredito anche dagli altri che gli avrebbero lanciato contro sedie e lo avrebbero tempestato di calci e pugni fino all'intervento del personale che riusciva, a fatica, a riportare la calma.
La squadra mobile guidata dal vice questore Carlo Bianchi, indagando capisce che non era un caso isolato. Gli agenti scoprono che quei comportamenti prevaricatori sono stati portati avanti anche in passato, dal 2015. Da qui il riferimento all'ordinanza contro il clan Spada di Ostia, nella quale si evince l'intervento del ceccanese Carfagna presso gli Spada per far cessare le intemperanze. A Frosinone, stando alla ricostruzione dell'accusa, viene inviato da Ottavio Spada un suo uomo. «Alcuni esponenti del sodalizio di Ostia - scrive il gip - si recarono stabilmente nella sala giochi per mediare verso i rom locali». Per un po' la cosa funziona, ma poi alle richieste di pagare le consumazioni continuano le minacce. Tutto ciò - secondo la prospettazione accusatoria - fa parte «di un vero piano criminale che mira ad ostacolare volutamente l'attività dell'esercizio commerciale» con l'obiettivo di indurre il proprietario ad assecondare alla richiesta «di versare la somma di mille euro perché fattivamente rappresenta il minore tra due mali». In pratica il «non pagare le consumazioni » non è «assolutamente lo scopo ultimo del loro atteggiamento estorsivo» ma è appositamente finalizzato a costringere il titolare del locale «ad assumere uno di loro quale addetto alla sicurezza».