Settimana decisiva per stabilire se il processo per l'omicidio di Emanuele Morganti si farà a Frosinone. Giovedì è fissata l'udienza davanti alla Corte di Cassazione per decidere sull'istanza di rimessione, ovvero di trasferire il processo per legittimo sospetto.

La mossa

In vista della camera di consiglio, i legali che assistono i primi due arrestati, ovvero Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, hanno depositato una memoria a sostengo della propria richiesta. L'istanza era stata avanzata all'udienza preliminare, l'unica finora celebratasi davanti al tribunale di Frosinone, il 16 febbraio, a carico dei quattro arrestati per l'omicidio del ventenne di Tecchiena. Sotto accusa oltre a Castagnacci e Palmisani ci sono anche il padre del primo Franco Castagnacci e Michel Fortuna, fermati, in tempi diversi, in un secondo momento.
In vista dell'udienza, la difesa ha tentato di giocare il tutto per tutto con una memoria per ribadire i dubbi nel mantenere il processo a Frosinone. I dubbi per le difese sono su possibili condizionamento dei testimoni e dei giudici popolari. Timori per il condizionamento mediatico del caso.

Poche possibIlità

Tuttavia, e di questo gli stessi avvocati ne sono consapevoli, le chance di ottenere una pronuncia positiva sono ridotte al lumicino. Sul tavolo della Cassazione, la richiesta arriva con il parere del procuratore generale di dichiararla inammissibile per manifesta infondatezza. L'esame è stato affidato alla settima sezione e questo è un altro indizio, dato che, normalmente, la settima sezione tratta i giudizi dichiarati inammissibili. Ovviamente, la decisione non è già presa. Nel senso che la Corte, può decidere in piena autonomia e anche non assecondare la richiesta. Ovviamente è un'ipotesi alquanto remota.
Per spostare il processo andrebbe dimostrata una "grave situazione locale" tale da turbare lo svolgimento del processo, non altrimenti eliminabile. Ovvero una situazione che possa pregiudicare la libera determinazione delle persone che partecipano al processo (giudici popolari e testimoni in primis) nonché la sicurezza o la incolumità pubblica. E ancora andrebbe dimostrato un "legittimo sospetto". Senza questi elementi mancano i presupposti giuridici per lo spostamento.

In Corte d'assise

Una volta che la Corte si pronuncerà, andrà fissata la data per l'udienza preliminare. Vista la complessità del caso è prevedibile che ci vorranno più udienze. Tanto più che nessuno degli imputati chiederà di essere giudicato con un rito alternativo. «Questo non è un processo da rito abbreviato - dichiara Bruno Giosuè Naso, che difende Michel Fortuna - è un processo da ordinario, non fosse altro per la qualificazione giuridica. Secondo la nostra prospettazione non si tratta di un omicidio volontario, tutt'al più di un preterintenzionale». E su questo si giocherà il processo davanti alla Corte d'assise. La differenza, anche in termini di pena eventualmente comminabile, è notevole.
Cresce l'attesa per conoscere l'esito della decisione della Cassazione. Anche in considerazione della richiesta di giustizia avanzata dai familiari, costituitisi parte civile con l'avvocato Enrico Pavia, e dagli amici di Morganti. Negli ultimi tempi non sono mancate le iniziative per ricordare il ragazzo come pure la mobilitazione nel giorno dell'udienza preliminare, a febbraio, con tanto di striscioni affissi alle porte del tribunale.

Le accuse

I Castagnacci, Palmisani e Fortuna, difesi dagli avvocati Bruno Naso, Angelo Bucci, Massimiliano Carbone, Marilena Colagiacomo e Christian Alviani, tutti detenuti, sono accusati di omicidio in concorso, con l'aggravante dei futili motivi. Ovvero - come sostiene l'accusa - «sotto l'effetto di sostanze alcoliche e stupefacenti, per futili motivi verosimilmente connessi ad un banale litigio inizialmente avvenuto all'interno del locale Miro music club sito in Alatri e poi sfociati in una sorta di esaltazione collettiva con intenti emulativi dei comportamenti altrui» hanno posto in essere un'aggressione nei confronti di Emanuele «estrinsecatasi in almeno tre episodi in zone diverse della piazza antistante il locale, in un lasso temporale ristretto, con una escalation di violenza e ferocia, aggressione nel corso della quale, mentre agli amici di Morganti era impedito di prestare aiuto a questi, la vittima veniva inseguita mentre cercava di scappare e colpita con schiaffi e pugni alla testa e al corpo, che ne compromettevano, progressivamente e grandemente, la resistenza fisica e la capacità di reazione, e, da ultimo, con un pugno che attingeva la medesima parte offesa nella zona mediana della nuca, mandandola ad urtare con la zona fronto parietale contro il montante inferiore di una macchina parcheggiata nella piazza, cagionando lesioni personale gravissime» e quindi la morte.
Centinaia le deposizioni acquisite dai carabinieri. Ma quelle decisive sarebbero due-tre. Importanti saranno i rilievi dei carabinieri del Ris, effettuati sulla Skoda contro la quale il ragazzo ha sbattuto dopo l'ultimo colpo. Per il medico legale che ha effettuato l'autopsia la lesione può essere «pienamente compatibile con un urto violento del capo contro un ostacolo fisso e rigido come in particolare il montante trasverso di uno sportello chiuso di un'autovettura su cui il soggetto, cadendo pesantemente, possa aver battuto con il capo». Tuttavia, il perito non esclude una «teorica compatibilità con un bastone o un manganello vibrato attivamente e violentemente». Manganello che non è stato mai trovato.