Le insegne dei negozi e dei bar, le croci delle farmacie, perfino l'illuminazione del nuovo stadio. Sono le fonti di inquinamento luminoso scoperte sul territorio di Frosinone. Grazie a un protocollo sottoscritto tra Comune di Frosinone e Osservatorio astronomico di Campo Catino vengono monitorati i punti luci per verificarne il rispetto alla normativa regionale. Finora, dal 2000 al 2016, sono 553 le violazioni accertate con 378 diffide scritte e altre cento diffide orali per i casi meno gravi. I controlli, effettuati dal personale tecnico dell'Osservatorio e dai vigili urbani con appositi strumenti per la misurazione della potenza dell'illuminazione, avvengono a cadenza settimanale.
Il Comune di Frosinone, primo a farlo, su proposta del'Osservatorio di Campo Catino approvò, nel 1996, il regolamento per la riduzione dell'inquinamento luminoso e dei consumi energetici, basato su ordinanze emesse negli Stati Uniti. L'obiettivo era l'uso di corpi illuminanti schermati e di impianti non sovradimensionati, divieto di illuminazione dal basso verso l'alto di edifici privati o di scarsa rilevanza storica, dispositivi per ridurre il flusso luminoso. All'inizio l'approccio fu morbido, data anche la novità dell'argomento. Fino al 2002 il Comune inviò circa trecento comunicazioni a privati perché adeguassero gli impianti luminosi. Due terzi di questi si sono messi in regola.
Nel 2000 è entrata in vigore la legge regionale e i controlli, anche su sollecitazione dei privati, sono aumentati. In base al protocollo sottoscritto tra ente e Osservatorio è proprio quest'ultimo, grazie all'utilizzo di dispositivi tecnici e alla conoscenza della materia, a effettuare le verifiche. «Come Osservatorio - spiega il direttore Mario Di Sora - facciamo i rilievi quando vediamo che un impianto non è a norma». A dare l'allarme sono quei bagliori che, da Campo Catino, a volte si vedono distintamente e sono prova della violazione delle norme sull'inquinamento luminoso. Dal 2000 al 2016 le verifiche sono aumentate come dimostrano le 553 infrazioni rilevate. Dal 2005 non è più necessaria la diffida e la sanzione può essere irrogata subito. Solo che si tende a dare modo all'autore dell'infrazione di mettersi in regola. Quando non lo fa scattano ulteriori accertamenti, con l'Arpa, e le sanzioni. Sanzioni che vanno da un minimo di 258 euro a un massimo di 1.032. Di solito si applica un terzo del massimo e dunque 344 euro per infrazione.
In base ai controlli l'infrazione più ricorrente è dovuta a fari ad alta inclinazione e senza schermi (224 casi), insegne con fari dal basso o con luminosità elevata (90), lampioni senza ottica (67), lampioni con errata inclinazione (30), fari dal basso su edifici (30), neon non schermati (25). C'è poi un'altra tipologia di violazione, quella punita dal codice della strada. Sono insegne che emettono una luminosità superiore alle 150 candele a metro quadrato. A volte si è riscontrata una luminosità di mille candele a metro quadrato. Vietati dal codice della strada anche fari abbaglianti e fari rotanti e fissi come richiamo pubblicitario.
Spesso e volentieri la colpa è dei produttori che mettono in commercio oggetti che producono una luminosità oltre i limiti di legge. «Per questo andiamo cauti - spiega ancora Di Sora - e diamo tempo di mettersi in regola». Solo chi non lo fa, dopo il sollecito, viene sanzionato. Tra i casi più eclatanti c'è l'illuminazione del nuovo stadio Stirpe. L'Osservatorio, infatti, ha avuto a che ridire e ha ottenuto l'adeguamento dell'impianto nei termini di legge. Una parte del lavoro (sulla tribuna centrale) è già stata eseguita, la restante (sulle torri faro che andranno schermate) sarà completata a fine campionato. Per gli impianti sportivi (come correttamente avveniva nel Comunale) l'orientamento dei fari non può superare i cento gradi. Da quel punto fino a i 180 gradi, infatti, l'emissione deve essere pari a zero. Perciò si utilizzano particolari schermature che consentono di recuperare la parte di luminosità che, altrimenti, andrebbe dispersa. I lampioni normali possono essere orientati fino a 90 gradi, da lì in poi l'emissione deve essere zero.