Ieri pomeriggio sono stati celebrati i funerali dell'ottantenne Mario Tanzini, il sarto in pensione morto tragicamente domenica scorsa precipitando nel vuoto dalla "piazzetta" all'imbocco di via Badia. Tantissimi i concittadini presenti nella chiesa di San Nicola per esprimere il loro profondo cordoglio ai suoi familiari «perché Mario era l'amico di tutti», ha esordito don Tonino Antonetti, invitando poi ad ascoltare un passo dal Vangelo secondo Marco. «Quando fu mezzogiorno - ha recitato - si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù grido a gran voce: "Eloì, Eloì, lemà sabactàni?", che significa "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Ecco, chiama Elia!". Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere". Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: "Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!"».

L'omelia di don Tonino

«Con la morte di una persona particolarmente cara - ha predicato il parroco - intorno a noi tutto diventa buio e perde senso, nulla ha più valore e anche i nostri affetti più cari non possono darci il conforto di cui avremmo bisogno. Tuttavia, se andiamo avanti con la lettura del Vangelo di Marco, ascoltiamo che dopo il buio della morte arrivano i toni chiari della resurrezione. La morte di Mario ha portato sgomento nei cuori di tutti, ma non possiamo fermarci all'inizio del Vangelo e dobbiamo andare avanti, perché Mario vogliamo vederlo nella gloria santa del Paradiso fra gli angeli e i santi, laddove si riunirà per sempre con le sue sorelle e i suoi cari che lo hanno preceduto. Sia questa certezza a consolare il nostro cuore. Con la famiglia abbiamo scelto di rendere questo momento come una messa domenicale, perché Mario era colui che sapeva rendere straordinaria l'ordinarietà con i suoi silenzi, i suoi sorrisi, la sua presenza che diventava fermezza, con il suo semplice "esserci". Tutti lo ricordiamo mentre attraversava la strada, sorridendo a chiunque lo facesse passare. Tutti lo ricordiamo nel suo laboratorio (in via Madonna del Carmine, ndr), che diventava anche un salotto per chi voleva entrare anche solo per scambiare un saluto. Tutti lo ricordiamo per la sua gentilezza, che diventava una testimonianza bella per tutta la città. Oggi siamo qui per celebrare questo, la bellezza della vita e non la vittoria della morte, perché Mario in questo suo particolare passaggio terreno ha saputo lasciare un segno importante. La sua eleganza non era solo frutto del lavoro che faceva, ma era proprio una nobiltà d'animo, comune a tutti i fratelli Tanzini e, ovviamente, non solo una questione di stile ma di cuore. A voi - rivolgendosi, infine, ai parenti - resti questa testimonianza forte di un uomo sicuramente di poche parole ma di grande effetto, perché tale è stato per tutta la nostra comunità, lasciando come testamento spirituale ai vostri figli e cari una vita vissuta in pienezza senza trascurare neanche un secondo».