Delibere sotto la lente, il presidente della XV Comunità Montana "Valle del Liri" di Arce finisce sotto inchiesta per un'ipotesi di abuso d'ufficio. Secondo quanto emerso dagli accertamenti coordinati dal procuratore di Cassino, Luciano D'Emmanuele, Gianluca Quadrini avrebbe "abusato del suo ruolo" permettendo così l'affidamento di servizi a due società, il cui titolare risulterebbe essere l'affittuario dei locali di proprietà della sua famiglia. Ipotesi, ovviamente, tutte da verificare: l'avviso, nei confronti del presidente della XV Comunità Montana di Arce, è quello di conclusione delle indagini. Ora il presidente Quadrini ha venti giorni di tempo per chiarire ogni cosa, depositando memorie o chiedendo di essere ascoltato. Ma la sua posizione è ferma: «Sono sereno, confido nella magistratura. Sicuramente riuscirò a fare chiarezza sulla vicenda – ha dichiarato Quadrini dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini – Ho sempre agito nel rispetto della legalità, dei cittadini e del bene comune».

Accuse e dubbi

Il quadro accusatorio è molto chiaro: per gli inquirenti, Quadrini – abusando del suo ruolo di presidente della Comunità Montana – avrebbe avvantaggiato le due società in questione (specializzate in servizi di consulenza per enti di natura economica, tecnica e amministrativa) aventi sede nei locali di proprietà della famiglia di Quadrini. E lo avrebbe fatto con l'affidamento alle società, attraverso alcune delibere, di servizi di supporto all'attività dell'ente. Con una successiva censura dell'Anac (l'Autorità nazionale anticorruzione). Se così fosse, però, restano alcuni dubbi da chiarire: le società affittuarie avevano "trovato casa" almeno un anno prima che Quadrini fosse nominato presidente, attraverso un contratto stipulato da suo padre. Ben tenendo presente che Quadrini in qualità di presidente ha avuto solo poteri di indirizzo politico e non già tecnico (relativo invece proprio all'affidamento delle delibere), resta ancora un altro nodo da sciogliere: l'ente – secondo i beninformati – non sarebbe stato mai denunciato né sanzionato dall'Anac che pure aveva indagato sul suo operato. Sarà ora la magistratura a valutare ogni elemento e a stabilire se archiviare tutto o procedere nella richiesta di rinvio a giudizio.