Risparmi volatilizzati e pensioni che durano un giorno, le nonne anagnine preda del gioco d'azzardo. La ludopatia è un fenomeno purtroppo diffuso, ma i livelli raggiunti ad Anagni evidenziano un malessere che necessita di interventi seri e decisi.
Il profilo del giocatore tipo, però, quello che dilapida i talvolta miseri importi consegnatigli il primo del mese dopo ore di fila, sorprende e delude, oltre che angosciare: donna, ultrasettantenne, quasi sempre con figli e nipoti. L'abitudine diventata vizio, non è rivolta tanto ai giochi elettronici pure molto seguiti, ma alle sirene della Cabala che suggerisce i numeri da giocare al Lotto e, soprattutto, ai "gratta e vinci". Le schedine da grattare per cercare, tra il pulviscolo della vernice che ricopre i numeri, l'accoppiata vincente, vanno letteralmente a ruba. Molto spesso, la persona che le acquista non riesce a resistere e, invece di tornare a casa (o almeno raggiungere una panchina sul marciapiedi) per scoprire se la dea bendata è stata generosa, tira fuori la moneta e gratta nervosamente posando la schedina sul bancone dell'esercizio. Il sentimento che ispirano quelle persone, dopo la rabbia istintiva perché insultano il proprio stato, è la pena; una pena profonda per chi, dopo una vita spesso di lavoro e sacrifici, si priva del minimo sostentamento perché vittima di una prurigine che uccide. Abbiamo sentito alcuni titolari di attività, che hanno confermato la dimensione del fenomeno destinato, a quanto pare, ad aggravarsi. Una giovane signora, delusa non per la riduzione degli incassi ma perché sensibile ed altruista, ha confidato "alcune giocatrici incallite, che mi davano un ottimo guadagno fisso, non vengono più da me; il motivo? Avevo osato invitarle a spendere di meno, consapevole dei disagi delle loro famiglie, che oltre ad avere problemi economici si vergognano di fronte a vicini e conoscenti». Qualcuno, pensa di chiedere aiuto: ma a chi?