Ieri pomeriggio nella chiesa di Santa Maria si sono celebrati i funerali di Caterina Micheli, la sessantunenne deceduta il 27 marzo al policlinico "Umberto I" di Roma dopo esser stata investita l'8 dicembre 2017 in via per Frosinone. Tantissimi gli amici, i colleghi e i conoscenti della dipendente della Aslche sisono strettiattorno al dolore dei suoi familiari, che hanno vissuto mesi di apprensione e speranza prima di cadere in preda alla disperazione per la morte di una donna stimata, una mamma, una nonna. Padre Antonio Mannara, tra i giorni di sofferenza vissuti e ancora da vivere da parte dei suoi cari, ha offerto il rituale conforto cristiano incentrando la sua omelia su "I discepoli di Emmaus". È un passo postpasquale del Vangelo secondo Luca che invita a ritrovare la speranza perduta e a passare dalla delusione alla consolazione, dalla tristezza alla gioia. Ha come protagonisti due seguaci del Messia che incontrano Gesù ma hanno gli occhi così accecati dallo sconforto da non riconoscerlo. Infatti, gli raccontano «tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole,davanti aDio eatutto ilpopolo, come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti. Recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Gesù li definisce così «sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti», domanda se «non bisognava che Cristo sopportasse queste sofferenze perentrare nellasua gloria» e,dopoessersi intrattenutoacena con loro, viene riconosciuto solo mentre spezza il pane.