Violenza sessuale di gruppo, quarantottenne di Esperia finisce in carcere dopo 18 anni. Secondo le pesanti accuse, l'imputato - con una vita completamente diversa rispetto a quasi vent'anni fa - avrebbe violentato un ragazzo del posto in un bosco, sodomizzandolo con un bastone, tra Esperia e San Giorgio a Liri.
L'uomo, all'epoca dei fatti contestati aveva 30 anni. Gli altri quattro ragazzi che erano con lui più o meno la stessa età: era l'agosto del 2000 e la storia, subito dopo gli arresti eseguiti dalla Compagnia di Pontecorvo, suscitò non poco scalpore. Alla base della terribile violenza - come si disse allora - una sorta di "regolamento di conti" per degli sgarri subiti, ritenuti riferibili al ventenne. Nelle scorse ore il quarantottenne è stato raggiunto da un provvedimento esecutivo per la carcerazione dovendo ora espiare la pena definitiva di 4 anni.
Una ricostruzione difficile
Sono passati troppi anni persino per i difensori degli imputati (tra cui gli avvocati Caserta, Paliotta e Magliuzzi) che ricordano con fatica i dettagli di quella vicenda tremenda. Quasi tutti i coinvolti, arrestati dai carabinieri durante una delle manifestazioni estive più amate del Cassinate (poi rimessi in libertà) vennero assolti in primo grado. Qualcuno scelse l'abbreviato, qualcuno no. Dall'aula di Corte d'Assise del tribunale di Cassino uscì un unico colpevole per la giustizia: il quarantottenne (già noto per vicende personali contro la famiglia e i patrimonio) raggiunto nei giorni scorsi dal provvedimento esecutivo per la carcerazione, emesso giovedì scorso dalla procura della Repubblica -Ufficio Esecuzioni penali - di Cassino. Ci sono voluti 18 anni per affrontare i tre gradi di giudizio che hanno confermato (almeno da un punto di vista giuridico) la colpevolezza dell'imputato che ora è chiamato a scontare la pena di 4 anni di reclusione nella sezione dei sex offender del carcere di Cassino. Quella brutta storia è stata ricostruita attraverso racconti frammentari: la vittima, probabilmente, ha cercato di dimenticare e rifarsi una vita. Anche il branco, però, nel frattempo è andato avanti e non sarebbe poi così impensabile che qualcuno - nella sua nuova esistenza - non abbia voluto includere il macigno di un'accusa tanto grave. All'epoca dei fatti contestati il ventenne preso di mira dai cinque non avrebbe voluto affatto denunciare l'accaduto ai carabinieri: furono i medici dell'ospedale - dove il ventenne venne portato da alcuni pastori - viste le terribili ferite riportate nella violenza, ad allertare i militari che immediatamente avviarono le indagini e strinsero il cerchio attorno al brianco.