Erano accusati di aver gettato la droga nello scarico del bagno e di averne nascosta dell'altra sul davanzale del pianerottolo. Obiettivo: evitare l'arresto che, il 19 dicembre 2016, venne eseguito dagli agenti della Questura di Frosinone.
Da allora due albanesi residenti in via Bellini, nel Capoluogo ciociaro, sono rimasti in carcere. Anche perché, nel frattempo, erano anche stati condannati, per spaccio di droga, a quattro anni in primo grado. Ieri, però, per loro le porte del carcere si sono aperte. Si sono aperte a seguito della sentenza pronunciata dal presidente Tommaso Picazio della prima sezione della Corte d'appello di Roma. Una sentenza di assoluzione che ha riguardato Renald Memajdini, 28 anni, e Harli Brahimi, 29, difesi dagli avvocati Riccardo Masecchia e Giampiero Vellucci.
Stando alle accuse, in occasione del blitz gli agenti avrebbero sentito più volte azionare lo sciacquone e visto lanciare dalla finestra un bilancino di precisione. Per questo erano stati aperti i tombini delle acque nere del palazzo da dove erano stati recuperati alcuni involucri contenenti 79 dosi di cocaina. In occasione della perquisizione era stata trovata dell'altra cocaina, posizionata sul davanzale del pianerottolo dell'abitazione. In quel caso lo stupefacente era stato nascosto all'interno di un vaso da fiori per un totale di quaranta dosi.
Nel corso della discussione davanti alla Corte d'appello, la difesa degli albanesi ha documentato che nel palazzo c'erano già stati altri arresti per droga (gli stessi imputati erano stati oggetto di un precedente fermo a marzo dello stesso 2016), che il pozzetto dal quale era riaffiorata la cocaina serviva tutto l'edificio per cui a gettarla potevano essere stati anche altri condomini. Quanto allo stupefacente trovato sul davanzale, anche lì gli avvocati hanno rimarcato l'uso comune. Da qui la decisione della Corte di assolvere entrambi gli imputati, annullando la precedente condanna e rimettendoli in libertà.