Un colpo in testa con un oggetto contundente. Potrebbe essere morto così l'allevatore di Vallecorsa Armando Capirchio. È quanto emerso dai primi risultati dell'esame autoptico svolto ieri all'ospedale da Frosinone dal medico legale Saverio Potenza, incaricato dalla procura di chiarire modalità, tempi, cause e mezzi che hanno provocato la morte del pastore.
Il pm Vittorio Misiti ha conferito due incarichi distinti, il primo al dottore per gli aspetti clinici, il secondo ai carabinieri del Ris, presenti con il capitano Cesare Rapone, per verificare qualsiasi traccia genetica sul corpo e sui sacchi nei quali il cadavere, smembrato, era stato nascosto in una grotta di Lenola. L'obiettivo di questa seconda analisi è trovare tracce di Dna compatibili con i profili già raccolti dai carabinieri nel corso dell'indagine alla ricerca di complici che possano aver aiutato l'arrestato, Michele Cialei, anch'esso di Vallecorsa, o nell'omicidio o nell'occultamento del cadavere.
Al conferimento dell'incarico erano presenti anche i difensori degli avvocati (Giampiero Vellucci e Camillo Irace) e l'avvocato della famiglia Capirchio, Filippo Misserville. Potenza dovrà indicare al pm se Armando è stato ucciso a colpi di fucile, come inizialmente ipotizzato, o, come emerso ieri, da un colpo alla testa che avrebbe provocato delle fratture craniche. Serviranno ora altre analisi anche per non escludere che le fratture possano essere conseguenza dell'occultamento del corpo. Corpo che, a quanto pare, è stato smembrato con l'impiego di un'arma da taglio.
A questo punto, da parte dei carabinieri verranno ripercorse tutte le fasi d'indagine, dal momento della scomparsa al ritrovamento delle prime tracce di sangue su una pietra e sul sentiero dove, presumibilmente, Capirchio è stato ucciso. Se è stato un colpo alla testa bisognerà capire se l'assassino ha impiegato un bastone, delle pietre o altro. Quindi un'altra parte del lavoro riguarderà le tracce genetiche sui luoghi in cui la vittima è stata uccisa, trasportata e nascosta dentro dei sacchi di quelli usati per il mangime delle bestie. Il movente, in base a quanto accertato dai carabinieri, è riconducibile a dissapori nell'ambito del pascolo degli animali. Cialei, ultimamente, accusava Capirchio della morte di tre sue mucche e, a cena, da amici aveva manifestato il proposito di vendicarsi.