La salma di Caterina Micheli, la donna deceduta martedì scorso per le ferite riportate a seguito dell'investimento di cui era rimasta vittima l'otto dicembre scorso, resta a disposizione del magistrato che potrebbe disporre l'autopsia. Caterina aveva compiuto sessantuno anni lunedì. Li ha compiuti nell'asettica stanza della rianimazione dell'Umberto I di Roma dove era ricoverata da oltre tre mesi, da quel nefasto otto dicembre, giorno dedicato all'Immacolata Concezione. È morta martedì, Caterina, alle 20.45. I medici nel pomeriggio avevano deciso di staccare i macchinari che la tenevano in vita dopo che, negli ultimi tre giorni, le sue condizioni erano precipitate. È stato un vero calvario quello dell'operatrice sanitaria che lavorava nella struttura Asl di Borgo Santa Lucia. Oltre tre mesi di agonia, vissuti tra speranza e disperazione dai due figli, dal marito, dai parenti e dagli amici che non l'hanno mai lasciata sola. Tutti in città, dove Caterina era molto conosciuta, hanno sperato in un miracolo. La donna aveva una fibra forte che l'aveva salvata dalla morte il giorno del terribile investimento di quel maledetto pomeriggio mentre camminava con un'amica, investita anch'essa, sul ciglio di via per Frosinone, all'altezza del villaggio Unrra, vicino casa sua.
E, scherzo del destino, la Renault Scenic scura che era piombata loro addosso, era guidata da un uomo residente nella zona, che si era subito fermato, per poi essere colto da malore. Ceccano aspetta il ritorno della salma, per piangere Caterina, l'amica, la collega, la madre, la moglie strappata troppo presto ai suoi affetti. L'ennesima vittima della strada che allunga la scia di sangue che sta spargendo troppe croci sulle strade fabraterne.