È morta alle 20.45 di ieri, Caterina Micheli, ricoverata nel reparto di rianimazione dell'Umberto I di Roma dopo l'investimento dell'8 dicembre scorso. Negli ultimi tre giorni le sue condizioni erano precipitate e, nel pomeriggio di ieri, la decisione dei medici di staccare i macchinari che la tenevano in vita. I suoi affetti più cari erano tutti lì, ieri, in quella stanza che è stata per oltre tre mesi la "casa" di Caterina; muta testimone delle speranze difamiliari e amiciche fino all'ultimo respiro hanno confidato e pregato che la donna potesse farcela. Era una donna forte, Caterina. Molto conosciuta in città.
Lavorava negli uffici della Asl di Ceccano come operatrice sanitaria. Una morte prematura e assurda quella della sessantenne. Era stata investita intorno alle 18 dell'8 dicembre scorso su quella che ormai può essere definita la strada killer: via per Frosinone.
Camminava insieme a un'amica (G.C., 64 anni, ausiliaria le cui condizioni si sono mostrate subito meno disperate) lungo il ciglio della strada, all'altezza del villaggio Unrra, vicino casa sua. Complice, probabilmente il buio e la giornata piovigginosa, addosso alle donne era piombata una Renault Scenic scura guidata da un uomo residente nella zona. Sul vetro dell'auto, all'arrivo dei soccorsi, erano ancora i segni dell'impatto con il corpo con di Caterina che, a causa dei traumi riportati, era stata intubata sul posto dagli operatori del 118 e trasferita in un primo momento allo Spaziani. Ma il trauma cranico era subito apparso molto grave e i medici avevano così deciso il suo trasferimento in eliambulanza al policlinico Umberto I. E dal nosocomio romano Caterina, continuamente assistita dai suoi familiari, non è più uscita. Il destino ha deciso di mettere fine alla vita di una moglie e di una madre che lascia nella disperazione il marito e i due figli, intorno ai quali si è stretto subito l'abbraccio di una città attonita, stanca di piangere, ancora una volta, un'altra vittima della strada.