L'autopsia dovrà chiarire come Armando Capirchio è stato ucciso. Al momento l'ipotesi seguita dai carabinieri è che sia stato colpito da uno o più colpi di fucile.
Lo dicono anche le tracce di sangue trovate dagli investigatori sul sentiero in cui il pastore di Vallecorsa è stato ferito mortalmente. In settimana verrà dato incarico al medico che effettuerà l'esame autoptico. Un atto che servirà a capire anche con quale strumento il corpo della vittima è stato smembrato per poter essere nascosto nei sacchi per i mangimi degli animali, ritrovati venerdì dai carabinieri in una grotta ad Ambrifi.
Una volta nominato dalla procura il medico legale bisognerà attendere le mosse della difesa. Gli avvocati che assistono i Cialei (il padre Michele è stato arrestato a dicembre, il figlio Terenzio è indagato a piede libero), Camillo Irace e Giampiero Vellucci, stanno valutando in queste ore l'opportunità di nominare un proprio consulente di parte.
La famiglia Capirchio, rappresentata dall'avvocato Filippo Misserville, potrebbe invece non nominare un proprio perito, affidandosi a quello del pubblico ministero.
Tra le prossime mosse che la procura potrebbe fare c'è quella di interrogare nuovamente Michele e Terenzio Cialei. La prima volta, peraltro, l'arrestato si era avvalso della facoltà di non rispondere. Ora, il pm che indaga sul caso, il sostituto procuratore Vittorio Misiti, potrebbe porre Michele di fronte alla novità, ovvero il ritrovamento del corpo di Capirchio e chiedergli conto oltre che delle modalità dell'uccisione, anche di quelle del sezionamento del cadavere e dell'occultamento.
Resta forte il sospetto, da parte degli investigatori, che l'omicida sia stato aiutato da più persone. L'opinione dei carabinieri è che non poteva smembrare il corpo del pastore da solo e nasconderlo nella grotta dove è stato recuperato dai militari dell'Arma. Stando così le cose, la posizione di Michele Cialei si è necessariamente aggravata. Vedremo ora se il suo comportamento processuale sarà improntato alla collaborazione con gli investigatori che ormai hanno un quadro abbastanza completo di quanto accaduto o si trincererà ancora nel suo silenzio. Intanto, sono ore di angoscia per la famiglia Capirchio, che si è riunita a Vallecorsa stretta nell'affetto dei congiunti. I congiunti del pastore ucciso sono logicamente sconvolti per le condizioni in cui il corpo è stato ritrovato. Se non altro, magra consolazione, avranno un corpo da poter seppellire e una tomba sulla quale piangere il proprio caro.

Bruciato, dato in pasto ai maiali o fatto a pezzi. Tra le ipotesi degli investigatori, che da cinque mesi erano alla ricerca del corpo di Armando Capirchio, di cui non si avevano più notizie dal 23 ottobre dello scorso anno, c'era anche quella che il cadavere fosse stato sezionato. Ad accreditare la loro versione il rinvenimento di guanti da lavoro imbrattati di sangue e trovati nella zona, lungo il sentiero a Pietralunga, a Vallecorsa, dove, secondo gli inquirenti, c'è stata l'aggressione al pastore da parte di Michele Cialei, in carcere con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere dal 12 dicembre.
Il corpo verrà sottoposto, molto probabilmente già nelle prossime ore, a una serie di accertamenti, da parte del Ris e del medico legale, per scoprire la causa della morte e se è la stessa che gli investigatori hanno ipotizzato: colpi di fucile. E proprio quei guanti rinvenuti durante i sopralluoghi dei mesi scorsi avevano fatto ipotizzare che Capirchio, ormai morto, era stato anche sezionato. Forse fatto a pezzi in un'area poco distante dal punto dove è avvenuto l'omicidio, o in un'altra località.
Tutte domande a cui sarà possibile dare una risposta dopo l'esame autoptico sui resti. Accertamenti che potranno chiarire anche lo strumento utilizzato per sezionare le parti anatomiche: forse un'accetta, usata per squarciare gli animali, o una motosega. L'unica certezza, al momento, è il macabro omicidio. Il busto e la testa ancora attaccata (l'assassino ha evitato la decapitazione) erano in una busta, mentre le braccia e le gambe, smembrate, si trovavano in un altro sacco. Entrambi gettati nell'inghiottitoio sulle montagne al confine con la provincia di Frosinone. Una zona che, secondo i carabinieri, Michele Cialei conosceva bene. Lì vicino c'era il terreno del suo ex suocero. Molto probabilmente oggi sarà affidato l'incarico al medico legale per effettuare tutti gli esami necessari. Dovranno essere, dunque, ispezionati i resti anche per estrapolare il dna e confrontarlo con quello di Capirchio. Anche se è chiaro che si tratta del corpo del pastore che, uscito di casa per andare sul terreno dove aveva il bestiame allo stato brado la mattina del 23 ottobre, non aveva fatto più ritorno. E i rilievi saranno effettuati per trovare eventuali tracce biologiche e dattiloscopiche sui sacchi di juta al cui interno sono stati trovati i resti umani e su quelli dove erano state nascoste carcasse di animali. Un modo, secondo gli investigatori, per deviare le indagini o una mossa per indurre le bestie, richiamate dall'odore, a divorare le carcasse e il cadavere.
Si cercano tracce biologiche per risalire ai complici perché, secondo gli inquirenti, Cialei non può aver agito da solo. Ma i carabinieri, coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo, con il personale specializzato del soccorso alpino e speleologico di Roma, sono riusciti a ritrovare il corpo. In ausilio anche i vigili del fuoco, il personale del Cai e i carabinieri del gruppo forestale. Fondamentali, per il ritrovamento, sono stati anche i residenti di Vallecorsa, i conoscitori della zona, cacciatori, cercatori di funghi che, con le loro preziose informazioni, hanno indotto i militari a fare ulteriori ricerche in quelli che sono inghiottitoi naturali. Non si escludono nuovi sopralluoghi nella grotta dove è stato ritrovato il corpo di Capirchio anche con l'impiego dei reparti specializzati dell'Arma.

di: Raffaele Calcabrina