Bruciato, dato in pasto ai maiali o fatto a pezzi. Tra le ipotesi degli investigatori, che da cinque mesi erano alla ricerca del corpo di Armando Capirchio, di cui non si avevano più notizie dal 23 ottobre dello scorso anno, c'era anche quella che il cadavere fosse stato sezionato. Ad accreditare la loro versione il rinvenimento di guanti da lavoro imbrattati di sangue e trovati nella zona, lungo il sentiero a Pietralunga, a Vallecorsa, dove, secondo gli inquirenti, c'è stata l'aggressione al pastore da parte di Michele Cialei, in carcere con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere dal 12 dicembre.
Il corpo verrà sottoposto, molto probabilmente già nelle prossime ore, a una serie di accertamenti, da parte del Ris e del medico legale, per scoprire la causa della morte e se è la stessa che gli investigatori hanno ipotizzato: colpi di fucile. E proprio quei guanti rinvenuti durante i sopralluoghi dei mesi scorsi avevano fatto ipotizzare che Capirchio, ormai morto, era stato anche sezionato. Forse fatto a pezzi in un'area poco distante dal punto dove è avvenuto l'omicidio, o in un'altra località.
Tutte domande a cui sarà possibile dare una risposta dopo l'esame autoptico sui resti. Accertamenti che potranno chiarire anche lo strumento utilizzato per sezionare le parti anatomiche: forse un'accetta, usata per squarciare gli animali, o una motosega. L'unica certezza, al momento, è il macabro omicidio. Il busto e la testa ancora attaccata (l'assassino ha evitato la decapitazione) erano in una busta, mentre le braccia e le gambe, smembrate, si trovavano in un altro sacco. Entrambi gettati nell'inghiottitoio sulle montagne al confine con la provincia di Frosinone. Una zona che, secondo i carabinieri, Michele Cialei conosceva bene. Lì vicino c'era il terreno del suo ex suocero. Molto probabilmente oggi sarà affidato l'incarico al medico legale per effettuare tutti gli esami necessari. Dovranno essere, dunque, ispezionati i resti anche per estrapolare il dna e confrontarlo con quello di Capirchio. Anche se è chiaro che si tratta del corpo del pastore che, uscito di casa per andare sul terreno dove aveva il bestiame allo stato brado la mattina del 23 ottobre, non aveva fatto più ritorno. E i rilievi saranno effettuati per trovare eventuali tracce biologiche e dattiloscopiche sui sacchi di juta al cui interno sono stati trovati i resti umani e su quelli dove erano state nascoste carcasse di animali. Un modo, secondo gli investigatori, per deviare le indagini o una mossa per indurre le bestie, richiamate dall'odore, a divorare le carcasse e il cadavere.
Si cercano tracce biologiche per risalire ai complici perché, secondo gli inquirenti, Cialei non può aver agito da solo. Ma i carabinieri, coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo, con il personale specializzato del soccorso alpino e speleologico di Roma, sono riusciti a ritrovare il corpo. In ausilio anche i vigili del fuoco, il personale del Cai e i carabinieri del gruppo forestale. Fondamentali, per il ritrovamento, sono stati anche i residenti di Vallecorsa, i conoscitori della zona, cacciatori, cercatori di funghi che, con le loro preziose informazioni, hanno indotto i militari a fare ulteriori ricerche in quelli che sono inghiottitoi naturali. Non si escludono nuovi sopralluoghi nella grotta dove è stato ritrovato il corpo di Capirchio anche con l'impiego dei reparti specializzati dell'Arma.