Il busto con il capo in una busta. Le braccia e le gambe, smembrate, in un'altra. Il corpo del pastore Armando Capirchio, 59 anni, ritrovato dopo cinque mesi venerdì scorso a Lenola, in provincia di Latina, è stato sezionato come un animale e chiuso in due sacchi di juta, gettati in una cavità sotterranea profonda circa dieci metri, in località Ambrifi. Nello stesso inghiottitoio altre due buste, con all'interno animali morti. Forse un modo per depistare le indagini o una mossa per indurre le bestie, richiamate dal forte odore, a divorare le carcassee il cadavere dell'uomo. I carabinieri, però, sono arrivati in tempo, anche se purtroppo, come si ipotizzava ormai dai primi giorni della scomparsa, quello che è stato trovato è il corpo del pastore di Vallecorsa di cui non si avevano più notizie dal 23 ottobre dello scorso anno. Ieri mattina, in una conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri di Frosinone, sono stati illustrati i dettagli del ritrovamento dei resti di Capirchio, da parte dei militari del Reparto operativo e della Compagnia di Frosinone, del soccorso alpino, con l'ausilio del gruppo forestale carabinieri e del personale dei vigili del fuoco di Frosinone e del Cai.
«È un rarissimo caso di lupara bianca in cui viene ritrovato il corpo della vittima», ha detto il colonnello Fabio Cagnazzo che ha ripercorso i cinque mesi di indagine. Un lavoro minuzioso, senza tralasciare alcun particolare, non lasciando nulla al caso, neanche le leggende e i racconti di anziani del posto. Un'attività di indagine dei militari del reparto operativo del nucleo investigativo diretti dal tenente colonnello Andrea Gavazzi e dal maggiore Antonio Lombardi, del Norm della Compagnia di Frosinone agli ordini del maggiore Matteo Branchinelli e del luogotenente Angelo Pizzotti, tutti coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo, che ha portato a ritrovare quello che mancava sull'omicidio di Vallecorsa: il corpo. Per la macabra vicenda, a dicembre, è stato arrestato dai militari del comando provinciale carabinieri di Frosinone, Michele Cialei, 51 anni, anche lui pastore, peromicidio premeditatoeoccultamento di cadavere, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gipdel tribunaledi FrosinoneAntonello Bracaglia Morante, su richiesta della locale procura, pm Vittorio Misiti. Oltre all'arrestato è indagato, per concorso in omicidio, anche il figlio Terenzio.
La macabra scoperta
Da mesi erano in atto le non facili attività di ispezione delle "buche" individuate partendo dal luogo dove, secondo le accuse mosse nei confronti di Michele Cialei, c'è stata l'aggressione,in località Pietralunga a Vallecorsa, dove i due pastori avevano il bestiame, fino ad arrivarea quelle presenti nel limitrofo comune di Lenola, dove ne erano state identificate tre, in località Ambrifi, ritenute d'inte resse anche per la vicinanza a un terrenodi proprietàdell'ex suocero del Cialei. Fondamentale è stato anche l'aiuto dei conoscitori della zona, dei cacciatori, dei raccoglitori di funghi, e del luogotenente Angelo Pizzotti, che tempo prima aveva presto servizio a Lenola. Conosceva quindi i luoghi e soprattutto la gente. Aiutato dai pastori, lui e i suoi uomini, hanno mappato tutte le cavità carsiche della zona esplorandone a decine fino ad arrivare a quella di venerdì, quando si sono trovati davanti a un "inghiottitoio"largo non più di 70 centimetri, nascosto da cespugli, profondo circa dieci metri e a cui si accedeva attraverso una piccola apertura naturale. Lo stato di decomposizione del corpo era avanzatissimo e l'odore, proveniente da una delle sacche rotte a causa dell'impatto con il fondo, era percepibile anche a diversi metri di distanza. Hanno capito subito che forse c'era qualcosa. Per l'impervietà del luogo e le difficoltà di accesso è stato necessario far intervenire il personale specializzato del soccorso alpino e speleologico di Roma. Attraverso le telecamere installate sugli elmetti degli speleologi sono riusciti ad illuminare quella voragine che si allargava ad imbuto. E proprio lì sono stati trovati i resti del pastore. Era stato fatto a pezzi e chiuso in due sacchi per mangimi di animali. Le operazioni per recuperare quello che ormai restava del cadavere sono durate circa tre ore. I resti sono quindi stati trasportati all'obitorio dell'ospedale di Frosinone per gli accertamenti da parte del Ris dei Carabinieri di Roma e del medico legale, intervenuti sul posto. Il corpo verrà sottoposto ad una serie di accertamenti per scoprire la causa della morte e se è la stessa che gli investigatori hanno ipotizzato: colpi di fucile. Il ritrovamento del corpo, oltre a rappresentare un importante tassello perdefinire ulteriormentele posizione delle persone indagate, consentono, finalmente, alla famiglia di poter assicurare una degna sepoltura al proprio caro.